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CONSIGLI A RENZI/ Così le riforme diventano un boomerang

Pubblicazione:lunedì 9 giugno 2014

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A conclusioni analoghe era giunto il liberista Mancur Olson in “The Logic of Collective Action: Public Goods and the Theory of Groups” pubblicato negli Usa nel 1965 ma tradotto in italiano da Feltrineli nel 1990. La bassa crescita economica dell’Italia e le severe restrizioni finanziarie sono state addotte (dai Governi dell’epoca - dalla primavera 1996 a quella 2001 e dalla primavera 2006 a quella del 2008) come ragioni per posporre riforme o fare marcia indietro su alcune di quelle annunciate (il caso più evidente è la previdenza). Non so se a Palazzo Chigi o al Nazareno abbiano letto Hirschmann, North e Olson.

Evidenza empirica del fenomeno si ha in una vasta letteratura. Dal monumentale “The normal developing economy, curato da Hollis Chenery (uno degli inventori della Cassa per il Mezzogiorno) quando, negli anni Settanta e Ottanta, era Vice Presidente della Banca mondiale e disponeva di duecento economisti, ai lavori più recenti sul rallentamento, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, dell’economia europea. È stato in gran misura attribuito all’introduzione della Information and Communication Technology (Ict), una General Purpose Technology (tecnologia a usi plurimi come l’elettricità) che ha comportato una complessa fase di aggiustamento e di addestramento prima di potere dare i suoi frutti.

Il fenomeno deve essere tenuto presente in questi mesi in cui si stanno approntando riforme istituzionali mentre l’Europa (e l’Italia) sembrano sull’orlo di una deflazione - tanto che la Banca centrale europea (Bce) ha dovuto adottare misure “non convenzionali” per stimolare l’economia. Ciò non vuole dire accantonare le riforme istituzionali ma farle precedere da riforme economiche, o almeno accompagnarle con strategia, programmi e provvedimenti che diano slancio all’economia, quali le liberalizzazioni dei mercati e le privatizzazioni.

C’è il rischio che si rafforzino le tendenze “anti-istituzioni” e di un ulteriore indebolimento economico e sociale di un’Italia in cui, dal 2008, il numero di coloro che cercano lavoro senza trovarlo è aumentato di un milione di uomini e di donne, il reddito pro-capite si è contratto del 10% e la produzione industriale è crollata del 25%. Ciò renderebbe ancora più ardua l’approvazione e l’attuazione delle riforme istituzionali.



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