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GEO-FINANZA/ L'attacco al dollaro che l'Europa non riesce a sfruttare

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Probabilmente siamo solo all’inizio di una ricerca di “de-dollarizzazione” che, se la situazione dovesse precipitare, potrebbe accelerarsi. La “fortuna” del dollaro è l’efficienza del suo mercato e che è di fatto l’unica moneta veramente liquida in grandi quantità sul pianeta.

Tuttavia, questa tendenza incipiente dovrebbe servire da monito ai pianificatori di strategie geopolitiche. La tragedia perpetrata dagli errori strategici occidentali in Ucraina, Libia, Siria e Iraq, aggiunge non poca inquietudine. Il ritorno della Russia in quei territori, unitamente alla presenza della Cina che da anni non li ha mai abbandonati, potrebbe portare a una vera e propria rivoluzione delle quotazioni dell’energia che invece del dollaro americano si farebbero in rubli o renminbi.

D’altra parte, già adesso India e Iran negoziano con Russia e Cina energia e servizi, senza scambi monetari sui circuiti “dollarizzati”. In questo senso, appare proprio come un eccesso di dominio la sanzione di 9 miliardi di dollari inflitta dagli Usa alla banca francese Bnp Paribas per aver contravvenuto alle sanzioni americane contro l’Iran e la Siria.

Se l’Europa non fosse governata da ectoplasmi politici sarebbe davvero il momento di rilanciare l’idea europea, in modo il più possibile indipendente, per mettere l’Europa al centro di una nuova governance mondiale delle valute. Nel prossimo articolo riferiremo delle idee del famoso finanziere (e speculatore) George Soros che incontreremo alla presentazione del suo libro “La tragedia europea. Disintegrazione o rilancio”? Se l’Europa non terrà fede alla sua iniziale vocazione di essere una “società aperta”, scrive Soros, allora è un’idea del passato che non potrà che disintegrarsi.

Per ora, assistiamo attoniti alla nomina di due figure vecchie e affaticate, il tedesco Martin Schulz a presidente del Parlamento europeo e di Jean-Claude Juncker a presidente della Commissione. Una scelta dei 28 governi che è un arrocco, rifiutando di riconoscere la dinamica del mondo contemporaneo. Rischia di essere un errore tanto grave quanto il famoso “non debemus, non possumus, non volumus” di Pio IX contro la creazione del Regno d’Italia.

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