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SPY FINANZA/ Italia, un nuovo allarme arriva dal Portogallo

Pubblicazione:giovedì 10 luglio 2014

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La banca ha detto che il ritardo nel pagamento «colpirà soltanto pochi clienti», peccato però che per un impatto così limitato una banca non sull'orlo della bancarotta non chieda ai clienti di operare uno swap sul loro bond a breve in cambio di azioni e securities a lungo termine, come fatto invece in questi giorni da Banco Espirito Santo. Intanto, il mercato comincia a prezzare altre potenziali bugie vendute dal management della banca in questi anni: ieri i credit default swaps sul debito senior di Banco Espirito Santo sono stati i peggio performanti tra le 120 istituzioni finanziarie mondiali tracciate e il debito dell'istituto è il più costoso da cui assicurarsi addirittura tra le 325 istituzioni tracciate da Bloomberg. Parliamo di un salto di 50 punti base a quota 377, il livello più alto dal 31 ottobre: certo, nel picco della crisi eravamo a quota 1200 punti base ma soltanto il mese scorso erano a 156 punti, il minimo da quattro anni a questa parte.

L'ammontare netto di debito protetto da credit default swaps è quasi raddoppiato al massimo di due anni di 940 milioni di dollari il 4 luglio scorso, rispetto ai 550 milioni di aprile, stando a dati ufficiali della Depository Trust & Clearing Corporation. Quei contratti erano i 23mi più trattati la scorsa settimana su oltre 1000 entità finanziarie tracciate da Dtcc, con 352 trades a coprire un lordo di 846 milioni di dollari. Per Felix Herrmann, analista alla Dz Bank di Francoforte, «i report su Espirito Santo stanno causando qualche problema. Anche perché siamo nel pieno del processo per trovare un nuovo equilibrio nei tassi della periferia, quindi quanto accaduto ci fa pensare che questo stesso processo potrà essere più volatile di quanto creduto in precedenza. La liquidità è più bassa per i bond portoghesi e questo li rende molto più volatili».

Agosto, il mese degli agguati quando i mercati e i governi hanno la guardia abbassata, è ormai alle porte e la luna di miele della periferia con tassi di interesse ridicoli sui loro debito, sovrani ma anche corporate soprattutto delle banche, potrebbe davvero essere alla fine. Sicuri che non ci siano tante piccole - o medie, anche - Banco Espirito Santo sparse per l'Europa? E magari anche in Italia?

Attenti, come ci dimostra questa vicenda, il rapporto incestuoso tra governi, banche e debito pubblico creato dalle banche centrali ormai è inestricabile: il crollo del bond di Espirito Santo, infatti, non ha fatto scendere solo il titolo in Borsa ma anche balzare il rendimento del decennale sovrano lusitano e non di poco. E quanto debito pubblico italiano hanno nei bilanci i nostri istituti di credito? Oltre 400 miliardi.

Il capolavoro faustiano del capitalismo manipolato dalle banche centrali e dagli Stati è al suo epilogo: qualcuno, è cosa certa, si farà male questa volta. E parecchio. Se solo la Fed fa uno starnuto sull'aumento dei tassi di interesse, boom.



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