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SPY FINANZA/ Italia, un nuovo allarme arriva dal Portogallo

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Ricordate quando qualche settimana fa vi parlavo dei guai della principale banca portoghese, Banco Espirito Santo e della sua controllata Espirito Santo International SA, definita in «serie condizioni finanziarie» dopo un'audit esterna di Kpmg che portò a galla irregolarità nei conti? Bene, l'arrivo del redde rationem è stato più rapido del previsto, visto che proprio la controllata dell'istituto ieri ha ammesso di non riuscire a pagare un bond in scadenza - la formula è quella del "ritardo" -, facendo schiantare non solo il valore dell'obbligazione della banca e del titolo in Borsa ma mandando lo spread del bond sovrano lusitano a 10 anni al massimo da quattro mesi, conoscendo la più netta impennata in due giorni da un anno a questa parte. Ma l'Europa è salva, sana e la periferia sconta un premio di rischio ormai pari a zero, rendimenti tipo Svizzera e una solidità comprovata.

Signori, come vi dico da mesi ormai, non è vero niente: se il baraccone sta in piedi e sembra addirittura in ripresa è solo per il metadone che le banche centrali somministrano sottoforma di manovre di stimolo (leggi soldi a pioggia). E attenzione, quella di ieri su Espirito Santo non è stata una panic selling ma una vera e propria sell-off, come ci dimostra il grafico a fondo pagina: insomma, in pochi istanti, il tempo di ammettere che la controllata non pagherà il bond in scadenza e si è passati da uno status praticamente risk-free per quella carta a breve termine a una sorta di limbo infernale, una valutazione da far ritenere profittevole anche un bond greco pre-ristrutturazione.

E se Moody's ha immediatamente messo sotto revisione il rating della banca per un possibile downgrade giustificato da «carenze nella governance del gruppo», chi opera sul mercato sta già guardando avanti, ovvero al quadro generale dell'eurozona e soprattutto della sua "periferia": «La questione più grande è se il governo portoghese dovrà essere coinvolto in questa situazione», ha dichiarato Steve Hussey, analista alla AllianceBernstein di Londra, società che gestisce assets per 445 miliardi di dollari, tra cui anche bond di Banco Espirito Santo. Per Hussey la preoccupazione è chiara: «Quanto accaduto costerà denaro al governo? Dovrà intervenire per prevenire ripercussioni sistemiche?».

L'obbligazione subordinata della banca al 7,125% con scadenza novembre 2023 è letteralmente crollata del 4,4% sull'euro a quota 89,05 centesimi, mentre il decennale portoghese è salito di 26 punti base toccando uno yield del 3,91%, il massimo dal 21 maggio. E la Borsa? All'ora di pranzo l'indice PSI 20 perdeva il 2,32%, sesto giorno di calo di fila. Il governo lusitano, dal canto suo, ha cercato subito di limitare i danni minimizzando, peccato che soltanto il 3 luglio scorso il ministro per gli Affari parlamentari, Luis Marques Guedes, aveva dichiarato che «Banco Espirito Santo è stato adeguatamente isolato dalla Banca del Portogallo dai suoi problemi finanziari». E se pensiamo che Banco Espirito Santo è stata una delle tre banche lusitane quotate in Borsa a non ricevere fondi dal salvataggio della troika del 2011, questo fa ben capire a che livello possa essere la manipolazione dei conti e dei bilanci.

 



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