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FINANZA/ Borghi: così i "furbetti" di Maastricht hanno fregato l'Italia

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Il 3% e il 60% non andrebbero sostituiti con altri numeri, ma andrebbero aboliti. L’economia è fatta di cicli e nei momenti di recessione si deve spendere di più per contrastarla, nelle fasi di crescita si deve mettere fieno in cascina e frenare eccessi di crescita con un bilancio in surplus. Qualsiasi sistema economico deve prevedere una reazione al ciclo, e non una rigidità basata su dei semplici numeri. Non importa se questi ultimi invece che a caso fossero stati scelti con riunioni accademiche mondiali.

 

Insomma, l’invenzione di Guy Abeille una volta inserita nel trattato Ue ha creato solo danni?

Quello previsto dal trattato di Maastricht è un meccanismo stupido, perché non tiene conto del ciclo, e ingiusto perché è ignorato ogni volta che infastidisce gli Stati più potenti. Dall’inizio della crisi il rapporto debito/Pil nell’area euro è cresciuto a dismisura. I limiti previsti dal trattato di Maastricht servono quindi solo come scusa per imporre qualcosa agli Stati deboli. Questi ultimi devono piegare la testa, per non parlare del fatto che l’Italia dovrà fare di peggio in quanto ci siamo messi il pareggio di bilancio in Costituzione.

 

Eppure il debito non va a gravare sulle giovani generazioni?

Questa è un’altra delle famose illusioni in cui viviamo. A fronte del debito pubblico lasciamo alle giovani generazioni anche un credito privato. Poniamo che un padre lasci in eredità al figlio dei risparmi in titoli di Stato. A quel punto il figlio eredita il debito pubblico, ma si porta a casa anche dei beni, una casa o la ricchezza guadagnata dal padre durante tutta la sua vita.

 

(Pietro Vernizzi)



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