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GEO-FINANZA/ Il "declassamento" che mette in svendita l'Italia

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Lo scontro è tra la Ch Clearnet Group Ltd., controllata dalla London stock exchange group Plc, e la Eurex clearing, che è controllata dalla Deutsche Boerse Ag. La Bce sostiene che “per ragioni di sicurezza le società di clearing quando trattano prodotti finanziari dell’eurozona devono essere garantite dalla liquidità della Bce”. In pratica, l’Eurotower non vuole che Londra si avvantaggi sulla gestione del “rilassamento monetario” (Qe) che la Bce potrebbe essere costretta a lanciare a breve. Infatti, la possibilità che la Bce intervenga in tal senso diventa urgente perché “la Fed americana ha annunciato che dal prossimo ottobre sospenderà l’acquisto di titoli di debito pubblico”.

A oggi, la Fed “rilassa la politica monetaria” con acquisti pari a circa 85 miliardi di dollari al mese. L’interruzione di questo ciclo, benché graduale, significherà l’immediato rialzo dei tassi di interesse americani che, senza un intervento della Bce, si tradurrà nell’esplosione del debito pubblico europeo, mettendo in pericolo la tenuta stessa dell’euro. La conseguenza di tale decisione della Corte europea si tradurrebbe in una spaccatura del mercato unico: l’eurozona (18 paesi) diventerebbe un’entità strutturalmente autonoma dal resto dell’Ue (28 paesi). La germanizzazione dell’eurozona sarebbe così ineluttabile.

A questo va aggiunto che dalla Russia arrivano segnali evidenti di un cambiamento di tattica di Putin riguardo all’Ucraina. In pratica, Putin ha risposto alle candide parole della Mogherini che “la Crimea è stato un atto di giustizia storica e non si discute più, mentre sul resto dell’Ucraina la Russia è aperta a soluzioni”. Ciò significa che nei limiti di tolleranza del sentimento nazionalista russo - cioè la necessità di salvare la faccia – Mosca ha abbandonato i “ribelli” al loro destino “europeo”. Una riedizione di quanto accadde nell’ex Jugoslavia quando la Russia abbandonò la “difesa” dei serbi delle Krajne croate e permise la creazione del nuovo Stato del Kosovo. D’altra parte, gli interessi della Russia restano fermi nella fornitura del gas all’Europa, e quindi lo swap è stato tra “ribelli ucraini” e “lo sblocco del South Stream”. Vedremo se la dolce ministra Mogherini riuscirà a portare a termine questo accordo.

Intanto, dal Medio Oriente arrivano notizie poco rassicuranti. Di un ipotetico governo libico dopo le elezioni sponsorizzate dall’Italia se ne riparlerà a Ramadam terminato, cioè a fine agosto. Nell’attesa, l’Islam radicale si riorganizza attraverso connessioni tra Hamas e Hezbollah che tentano di ridurre il danno che la “cauta e pragmatica politica iraniana” porta alla loro causa, oltre al danno della sconfitta egiziana dei Fratelli musulmani. Su tutto ciò si levano le bandiere nere dei militanti della ricca Isis che ha proclamato lo “Stato di tutti i Musulmani”, il Califfato.