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GEO-FINANZA/ Il "declassamento" che mette in svendita l'Italia

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Israele è tentato dalla soluzione finale, cioè, come ha detto Liberman, “un’azione di terra volta alla riconquista di Gaza e della West Bank” con l’espulsione dei palestinesi “radicali”. Ipotesi che sembra vicina alla concretezza, considerando il placet dell’Egitto di al-Sisi ma anche della Russia e degli Usa. Appare evidente che questi ultimi escono pesantemente ridimensionati nella loro influenza sugli affari mediorientali. D’altra parte, Hamas nacque nel 1987 proprio grazie allo scontro Est-Ovest, con il proposito di creare uno Stato islamico in Palestina. Ma oggi quel progetto è rappresentato da Al-Baghdadi che ha creato l’Isis.

L’Ue per ora gode ancora dei servizi della baronessa Ashton, paladina della difesa dei palestinesi e soprattutto di chi li usa e li manipola, Hamas e tutta la grande rete della jihad della spada mediorientale. C’è da sperare che la candida signora Seae in pectore si accorga presto che l’Europa è di fronte a una minaccia incipiente costituita da un islamismo nuovo e comunque violento che cerca un suo spazio egemonico, mentre gli Usa se ne vanno dal Grande Medio Oriente e la Nuova Russia di Putin costruisce lentamente la sua Eurasia, di cui il vecchio Medio Oriente della Guerra fredda è una periferia.

In conclusione, per ora l’Europa è un pasticcio nel quale si scontrano oligarchie inconciliabili che potremmo riassumere tra quella germanica che è nazional-globalista e quella anglo-americana che è globalista-postnazionale. Lo stesso scontro, a ben vedere, esiste anche all’interno degli Usa tra le oligarchie neocon che sono convinte del dollaro-centrismo a tutti i costi e quelle liberal che propongono un neoisolazionismo collaborativo.

In questo quadro l’Italia discetta di “riforme” e di “flessibilità”, i due mantra renziani. Il concreto pericolo è il definitivo declassamento dell’Italia a provincia di chi ne vorrà le spoglie. 

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