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FINANZA & DEBITO/ Fortis: altro che Grecia, siamo come la Germania ma...

Per MARCO FORTIS, il 70% del debito del nostro Paese è in mano a italiani e i nostri bilanci possono contare su un avanzo primario del 40% che rende i nostri titoli affidabili

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Il debito pubblico italiano tocca il suo nuovo record raggiungendo quota 2.166,3 miliardi di euro, con un aumento che nel mese di maggio è stato pari a 20 miliardi. E’ quanto risulta dall’ultimo bollettino della Banca d’Italia, secondo cui “l'incremento riflette per 5,5 miliardi il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e per 14,9 miliardi l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine maggio a 92,3 miliardi; 62,4 a maggio 2013)”. Dai dati Istat risulta invece che l’incidenza della povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%, colpendo 303mila famiglie e 1 milione e 206mila persone in più rispetto all’anno precedente. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

 

Alla luce dei dati di Istat e Bankitalia, l’Italia rischia di finire come la Grecia?

Finire come Atene è assolutamente impossibile perché tra l’Italia e la Grecia c’è la stessa differenza che c’è tra la Terra e la Luna. L’Italia è un Paese industriale, mentre la Grecia non produce quasi nulla. Noi abbiamo un’economia molto forte, anche nei servizi, con un settore logistica e un sistema bancario e assicurativo che la Grecia neanche si immagina. Atene al massimo può contare sul turismo, ma non su un’economia moderna e avanzata come la nostra.

 

Quali sono le differenze tra Italia e Grecia per quanto riguarda i conti pubblici?

I conti pubblici della Grecia sono molto diversi dai nostri, perché prima di questa crisi il debito pubblico di Atene era per l’85% finanziato da stranieri. Il rapporto tra debito pubblico greco in mani straniere e Pil rasentava il 100%: in poche parole senza il finanziamento degli stranieri la Grecia non avrebbe un debito pubblico che sta in piedi. Al contrario il debito pubblico finanziato da stranieri dell’Italia è pari al 30%. La restante parte è in mano a residenti, e in particolare al sistema bancario e assicurativo oltre che a cittadini che hanno investito in titoli di Stato per circa 200 miliardi di euro.

 

Perché il debito pubblico dell’Italia continua a lievitare?

In 21 degli ultimi 22 anni l’Italia ha registrato un avanzo primario. Nel periodo 2011-2012 lo spread dell’Italia ha però ingigantito ulteriormente la dimensione assoluta degli interessi che dobbiamo pagare. L’Italia paga interessi per 80 miliardi di euro, pur avendo un debito elevato più o meno come quello della Germania, che paga soltanto 50 miliardi di interessi.

 

Come si spiega questo utilizzo di due pesi e due misure?