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FINANZA/ 1. La "scorciatoia" che vince le bugie dei poteri forti

Pubblicazione:mercoledì 16 luglio 2014

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Ormai è chiaro, il sistema finanziario, bancario e monetario attuale non funziona e non ha gli strumenti per fronteggiare questa crisi. Dopo anni di prese per i fondelli sulla ripresa che avremo tra sei mesi (oppure “non ancora, il prossimo anno” come ritornello alternativo), dopo che all'epoca del governo Monti ci annunciavano “la luce in fondo al tunnel”, oggi finalmente la verità dei numeri induce al coraggio della verità un sempre maggiore numero di persone.

Anche l'onorevole Brunetta alcuni giorni fa si è sbilanciato con parole dai contenuti durissimi: “L'euro tedesco, di fatto, contro ogni volontà e sogno, ha distrutto l'Europa, creando squilibri crescenti, appunto, nelle bilance dei pagamenti; e tassi di interesse divergenti, senza alcun meccanismo di redistribuzione e di riequilibrio. È questa la malattia mortale che ci affligge”. Pure lui ha notato che in una situazione europea in cui un Paese ha un surplus di bilancia dei pagamenti pari al 7% e nessuno fa niente, può solo finire male, molto male. E se si nasconde il problema sotto il tappeto e si fa finta di niente, invece che male finirà peggio.

Renzi va in Europa a discutere di flessibilità, ricevendo quello che merita (cioè niente, “la flessibilità è quella consentita dai trattati”), invece di andare a rinfacciare la continua violazione dei trattati da partedegli altri paesi, come il surplus della Germania o come il fatto che la banca centrale tedesca ricompri i Bund tedeschi rimasti invenduti, tenendo così artificialmente basso il costo per loro e accentuando la differenza con i nostri titoli, differenza che oggi tutti chiamano “spread” e ci additano come colpa. Mentre la nostra vera colpa è quella di subire e stare zitti.

Tornano alla mente parole recenti pronunciate da Prodi: “È un Paese che anche nella crisi resta spaccato tra un Nord in cui tutto è di passaggio e un Sud in cui tutto è scolpito nella pietra e immutabile. È una cultura che non accetta il fallimento e il valore dell'errore, per cui gli sconfitti sono quelli che la battaglia non l'hanno neppure potuta combattere”. Parole sacrosante, ma che vanno applicate soprattutto alla finanza. Di fronte ai problemi del Paese, cosa fa la finanza? Banchetta e lascia che il Paese affondi, preservando unicamente i propri interessi. Loro vogliono la certezza della vittoria, la certezza del profitto, per cui si ingegnano ogni momento per togliere all'economia le armi per la sopravvivenza, in modo che “gli sconfitti sono quelli che la battaglia non l'hanno neppure potuta combattere”. Stanno allegramente e ottusamente tagliando il ramo su cui sono seduti. Lo dicono i numeri: i prestiti alle imprese e alle famiglie sono in continua flessione, mentre i mercati finanziari continuano i loro record al rialzo.

Per completare il quadro, il ministro Padoan in settimana ha dichiarato che “per la crescita non ci sono scorciatoie”. Anche perché, se vi fosse una scorciatoia, la prima conseguenza sarebbe che loro, gli esperti, sarebbero totalmente inutili. E questi sono gli stessi esperti (dell’Ue come Monti, della Bce come Draghi, della Banca d'Italia come Saccomanni, del Fondo monetario internazionale come Padoan) che prima non avevano visto la crisi, poi l'hanno negata, poi l'hanno minimizzata, infine hanno ammesso che era grave ma la ripresa sarebbe stata dietro l'angolo. Per anni sempre dietro l'angolo. Abbiamo seguito (anche contro il volere popolare, ma dopo un certo punto senza lo scomodo volere popolare, soprattutto in Italia) le loro istruzioni e ci siamo trovati in un vicolo cieco, senza angoli.

Ora continuano a propinarci le loro ricette sbagliate e non possono fare differentemente: se dovessero riconoscere che la finanza e la moneta dipendono dalla fiducia, loro stessi si qualificherebbero come non adatti al problema attuale. Se il problema centrale è la fiducia, cosa c'entrano economisti ed esperti di tutte le risme? Se questo è il comportamento dei presunti difensori dei nostri interessi, possiamo ragionevolmente avere speranza?


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