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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. La "scorciatoia" che vince le bugie dei poteri forti

Bisogna avere il coraggio della verità, spiega GIOVANNI PASSALI, per riuscire a smascherare gli errori delle ricette che stanno uccidendo l’economia e alimentando la finanza

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A volte, a leggere i giornali e gli organi di informazioni della stampa “nemica” (o amica del regime finanziario, fate voi) si leggono delle frasi bellissime. Non solo giuste, non solo corrette (a volte devono salvare l'apparenza), ma proprio belle, anzi bellissime. Perché la verità, quando emerge dal mare della menzogna, appare proprio bellissima. E così mi pare che sia della frase che ho trovato all'inizio di un editoriale de Il Sole 24 Ore, a firma del direttore Roberto Napoletano. “La speranza si costruisce con il coraggio della verità”.

Una frase banale, lapalissiana: la quale, in tempi di grave crisi culturale e morale (e politica ed economica) in cui occorre rispiegare e difendere verità banalissime (il sole è giallo, il mare è blu e la crisi rimarrà durissima finché domineranno le stesse strutture finanziarie) rifulge di una bellezza abbagliante. E la bellezza è tutta nel termine “speranza”, quella virtù umana (senza dimenticare che è anche una virtù teologale) che è la vera linfa di quella fiducia smarrita soprattutto nei mercati finanziari e negli operatori bancari, per cui le banche stesse non si fidano più tra loro. E l'esempio più lampante di questa mancanza di fiducia è il crollo del credito interbancario.

Le verità possono essere di molti tipi e di diverso valore gerarchico. Ma sono le condizioni storiche che dettano il “coraggio della verità”: se infatti la verità da affermare è una banalità che tutti sanno e affermano, che coraggio ci vuole? E non ci vuole molto coraggio nemmeno se la verità da affermare è tanto profonda che ben pochi possono capirla. Invece il vero “coraggio della verità” si attua quando una verità, soprattutto se banale, viene costantemente rimossa o negata dal pensiero culturalmente dominante.

Oggi il pensiero dominante è che ci vuole più Europa, che uscire dall’euro è un disastro, che occorre seguire in qualche modo il modello Usa, con un maggiore accentramento di poteri. A questo segue il fatto che “ora inizia la ripresa” e che dobbiamo sbrigarci con le riforme “per agganciare la ripresa”. Come se l'andamento dell'economia fosse una regata in barca a vela nella quale non occorre andare in linea retta ma seguire il percorso a zig zag per trovare il vento più forte.

Ebbene, in questo ambito culturale, per mettere insieme i numeri, descrivere un quadro diverso e raccontare il fallimento di questa impostazione ci vuole il “coraggio della verità”. E la verità è tutta nei numeri emersi in questi ultimi giorni: il Pil americano è in calo al -2,9%, molto peggio di tutte le previsioni degli analisti; e la produzione industriale italiana ha auto una diminuzione in maggio pari all’1,8% (anche qui ha superato al ribasso le peggiori previsioni). Se dobbiamo seguire la politica economica e monetaria americana, la stiamo seguendo verso il baratro.