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FINANZA/ 2. Le manovre di Germania, Usa e Russia che "incastrano" l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 16 luglio 2014

I primi ministri dei Brics (Infophoto) I primi ministri dei Brics (Infophoto)

La visita calcistica del cancelliere tedesco Angela Merkel è servita anche a parlare in russo e in privato con il presidente russo Vladimir Putin che si trovava in Brasile sia perché ospiterà il prossimo mondiale di calcio sia per la riunione dei Brics che ha inizio martedì 15 luglio. La perfetta sfericità del pallone del mondiale ha permesso non solo di unire i tedeschi, ma anche di dividere i latinoamericani e di ribaltare alcune visioni geostrategiche globali. Aspettando di conoscere i risultati del summit dei Brics, al quale parteciperà per la prima volta il neoeletto presidente dell’India, è chiaro già da ora che si parlerà della “ultra-dollarizzazione” del mondo e dei modi di ridurla. Infatti, è già noto che la Cina, già principale azionista della neonata Banca di Sviluppo dei Brics, intende raggiungere un accordo perché nel 2015 almeno il 30% del commercio cinese sia denominato in yuan.

A questo si aggiungono le pressanti richieste perché l’India si aggreghi alla Banca Asiatica delle Infrastrutture, il braccio “armato” dell’espansione cinese già sostenuto dalla Russia. La strategia di mettere a regime le diverse scelte politiche dei Brics, dello Sco e dell’Asean è il modo per relativizzare il dollaro americano, e la sua potenza. Sembra che il presidente russo Putin porterà un nuovo tassello in tal senso: la creazione di un’organizzazione energetica dei Brics. Su quest’ultimo punto certamente Putin ne ha parlato con la Merkel. D’altra parte, la Rada dell’Ucraina ha appena approvato in prima lettura la decisione di mettere sul mercato il 49% dell’autorità nazionale che detiene il controllo sui gasdotti. La Russia è esclusa dalla possibilità di acquisire quote che saranno invece in prevalenza prese da europei e americani. Sicuramente la Germania giocherà un ruolo di primaria importanza, cercando di replicare lo schema logico del North Stream.

La Germania, con il sostegno italiano, è l’unico paese che può dialogare con la Russia per trovare un compromesso accettabile per gli investitori in materia di richieste di risarcimento avanzate dalla russa Gazprom. Questo spiega benissimo perché Polonia e Baltici, su suggerimento Usa, stiano tentando di bloccare la nomina dell’italiana Mogherini al Seae. Restano ancora aperte le questioni “ambientali” che la Ue ha sollevato per la realizzazione del South Stream, consorzio dove l’italiana Eni era al 50%, poi scesa al 15%, e sulle quali la Germania è esposta sempre più direttamente. La Germania è l’unico paese europeo che una coscienza e un’identità che produce una proiezione di visione, ma non è una società caritativa. Quindi, non c’è da aspettarsi favori per l’Italia renziana né sui tracciati dei gasdotti né su altro.


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