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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I guai dell'Eurozona "nascosti" dalla Bce

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E con un output industriale dell'eurozona in calo dell'1,1% in maggio, appare molto difficile vendere la favoletta della ripresa in atto: basti pensare che la produzione industriale nell'eurozona è ancora giù del 12% rispetto al picco pre-crisi di sei anni fa. L'Fmi prevede una crescita nell'area dell'1,1% quest'anno e dell'1,5% il prossimo, con rischi però al ribasso dovuti al "contagio" della manovra di contrazione monetaria della Fed, di fatto già annunciata per ottobre o a una nuova ondata di instabilità sui mercati emergenti. L'Fmi punta l'indice poi sul cosiddetto "doom-loop", ovvero il rischioso legame tra banche e debiti sovrani, capaci in caso di shock di auto-contagiarsi a vicenda in tempi rapidissimi.

Ne è riprova quanto accaduto la scorsa settimana con Banco Espirito Santo, il cui mancato pagamento di un'obbligazione subordinata non ha colpito solo il settore bancario ma anche gli spread sovrani di Italia, Spagna e Grecia. E attenzione, perché quanto sta continuando ad accadere in Portogallo a livello di contagio non deve far stare tranquillo nessuno: ieri infatti il titolo di Banco Espirito Santo ha toccato nuovi minimi, arrivando a perdere il 10% ma il tonfo ha intaccato anche Rioforte, gruppo che controlla il ramo delle attività finanziarie di Grupo Espirito Santo, il quale rischia di fare default su un pagamento da 847 milioni di euro nei confronti di Portugal Telecom. Il tutto, mentre in mattinata veniva diffuso il dato in base al quale i prestiti per investimenti in Portogallo nel mese di maggio hanno letteralmente collassato a un ritmo record, giù dell'8,23%. Fortuna che il miracolo lusitano avrebbe dovuto trainare la ripresa europea. Tornando all'Fmi, “sul medio termine ci sono grossi rischi per l'eurozona di finire in stagnazione, la quale potrebbe emergere da un quadro persistente di domanda interna depressa dovuta al deleveraging, insufficiente azione politica e riforme strutturali in stallo”.

Inoltre, sempre per l'istituto di Washington, le autorità europee dovrebbero addirittura prevedere “clausole di fuga” per liberare le nazioni dalla loro camicia di forza fiscale in caso la deflazione dovessere palesarsi. Inoltre, il cosiddetto “quantitative easing” in stile Fed non sarebbe una panacea ma aiuterebbe a incrementare sia la domanda che l'offerta di credito, agendo come un potente catalizzatore: per l'Fmi, infatti, non ci sarebbe rischio immediato di bolla del credito o dei prezzi immobiliari, nemmeno in Germania. 

E il QE, quando e se dovesse esserci, dovrebbe interessare l'unica opzione ritenuta davvero efficace, ovvero l'acquisto di bonds sovrani, visto anche il tabù tedesco rispetto all'acquisto di equities: “Ma gli acquisti della Bce dovrebbero riguardare tutte le obbligazioni sovrane, non solo della "periferia" o dell'area cosiddetta ‘core’, perché il problema dell'inflazione troppo bassa riguarda tutti”, di fatto un'opzione che potrebbe mettere a tacere le critiche di chi già oggi parla di un'eventuale violazione del Trattato di Lisbona in caso di intervento.