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ALITALIA/ Caro Lupi, perché mantenere (ancora) in vita un'azienda decotta?

Pubblicazione:giovedì 17 luglio 2014

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L’accordo, che si profila tra sindacati, Governo e Alitalia si aggiunge, in termini di ammortizzatori sociali, a quanto già concordato per tenere in piedi l’Alitalia in questi sette anni di privatizzazione gestita dai capitani coraggiosi. Per ridurre i costi del personale, ma continuando lo stesso a generare perdite più di quando era pubblica, l’azienda ha potuto contare nel tempo su:

1) CIG lunga per legge ( sette anni rinnovati di altri due, che si sognano le altre categorie lavorative) e la mobilità. Di questi costi se ne fa carico l'Inps e in quota percentuale azienda e lavoratori;

2) Accordi di solidarietà, è un meccanismo che sposta i costi di un tot numero di riposi a rotazione sulle spalle dell'Inps (il salvataggio dell’ Elettrolux' ne è un esempio), dei costi se ne fa carico l'Inps;

3) De fiscalizzazione delle indennità di volo, che interessa quasi il 50% delle retribuzione dal personale di volo. In pratica gli oneri sociali non fanno reddito ai fini della tassazione, ma sono conteggiati ai fini pensionistici. Costi In carico all'Inps;

4) Fondo speciale per il trasporto aereo. Consente di integrare fino all'80% l'ultimo salario percepito del personale di volo e di terra in CIG o in solidarietà. Questo fondo viene alimentato da una tassa di 3 euro su tutti i passeggeri in partenza da uno scalo italiano (circa 210 milioni spennati ai passeggeri).

5) Contratto di ricollocamento introdotto dalla legge di stabilità. Consente a chi è in mobilità di fare un accordo con le agenzie del lavoro del Lazio (prevede obblighi per il lavoratore, l’agenzia del lavoro e degli Enti coinvolti).

Non è facile quantificare i costi degli ammortizzatori sociali, ma si può affermare che dietro la giusta esigenza di tutelare il lavoro, è nascosto un obiettivo non condivisibile, tenere ancora in vita artificiosamente un’azienda decotta come è successo negli ultimi sette anni. Gli ammortizzatori sociali dovevano servire a rilanciare Alitalia/CAI con lo Stato che si era accollato anche tutti i  debiti pregressi. Ed invece siamo a punto e a capo. Con l’accordo, il welfare si allarga ulteriormente per fronteggiare i 2.251 esuberi chiesti dal promesso sposo Ethiad. Ed i suoi costi anche. Altri aziende e lavoratori in crisi potrebbero avere lo stesso trattamento e la platea di ammortizzatori riservati alla più che corporativa Alitalia?

Questo accordo pone il problema di quali criteri vengono adottati per accedere al welfare e se questi criteri sono equi nei confronti degli altri lavoratori che non hanno la forza “corporativa” e contrattuale di quelli di Alitalia. Adesso ci viene detto dal Governo che le prospettive derivanti dal matrimonio con la compagnia emiratina sono positive. Ciò non è da escludere, agli arabi viene concesso l’ingresso in un importante mercato europeo/mediterraneo.


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COMMENTI
17/07/2014 - UFFA.... (Guido Gazzoli)

..ormai ogni volta che Ballotta scrive mi tocca intervenire...nel ricordargli per l'ennesima volta la débacle del 1998 che fece fallire Malpensa e i suoi costi successivi sul bilancio Alitalia, ancora una volta il re-censore si dimentica che quello di Alitalia CAI si è trattato di una cessione di azienda.. un cambio di proprietà.. e quello Alitalia è stato l'unico caso in cui si è proceduti alla messa in CIGS per seniority. Oltretutto con sentenza 9 Giugno 2009 la UE ha condannato tutto l'impianto legislativo operato dal Governo e CAI. Una domanda… l'ultima.. ma davvero c'è da augurare che Alitalia faccia la fine di Swiss? Bah… anche li si intervenne con un "Piano fenice" , con un vettore regionale ( Crossair) e con una serie di manovre che, dopo soli 3 anni, fecero precipitare SWISS al fallimento e la Compagnia venne acquistata da Lufthansa per.. 1 euro...