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SPY FINANZA/ Tutti i segnali della crisi che si stanno addensando sull'Italia

Pubblicazione:giovedì 17 luglio 2014

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Inoltre i cosiddetti Brics e altre economie emergenti hanno già subito le conseguenze dei loro boom del credito, in parte con spill-over del denaro a pioggia delle banche centrali occidentali. Le loro ratio di debito sono salite anch'esse del 20% a quota 175%, mentre il tasso a cui si prende mediamente a prestito denaro a cinque anni in termini reali è dell'1%: bassissimo e quindi molto a rischio di inversione repentina e disordinata. Al riguardo Caruana ha dichiarato che “stiamo monitorando la situazione molto da vicino e se eravamo preoccupati dell'uso eccessivo della leva nel 2007, oggi non possiamo certo stare più rilassati. Certo, probabilmente oggi il debito potrebbe risultare meglio distribuito perché alcune nazioni molto indebitate, come gli Usa o la Spagna, hanno dato vita a pesanti deleverage e le banche sono meglio capitalizzate ma di converso questo porta a una maggiore sensibilità verso i movimenti dei tassi di interesse”. Altra preoccupazione della BRI è l'eccessiva euforia dei mercati equity con la volatilità scesa a minini storici, come dimostra quest'altro grafico: le equities europee sono salite del 15% in un anno a dispetto di crescita reale del Pil a zero e con una calo dell'earnings attese del 3%.

Grafico 2

La ratio price-earning aggiustata ai cambiamenti ciclici dell'indice S&P 500 negli Usa ha raggiunto 25 in maggio, sei punti sopra la media degli ultimi cinquant'anni e il misuratore Tobin Q (teoria formulata dal Premio Nobel per l'economia, James Tobin, per la quale il valore di mercato del pacchetto azionario di un'impresa è in grado di misurare la differenza tra il capitale desiderato dall'impresa e il capitale effettivamente posseduto da questa.  Tale teoria permette dunque di capire se un'impresa debba effettuare degli investimenti o debba invece disinvestire) è più contratto di quanto non fosse nel 2007, come dimostra quest'altro grafico 

Grafico 3


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