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SPY FINANZA/ Tutti i segnali della crisi che si stanno addensando sull'Italia

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Insomma, per la BRI “è difficile evitare di sentire un senso di disconnessione tra l'ottimismo dei mercati e i sottostanti sviluppi delle economie globali”. Ci sono poi i mercati asiatici e quelli emergenti in generale che hanno creato un debito in valuta estera da 2 triliardi di dollari dal 2008 ad oggi e ora sono molto più grandi di quanto non fossero durante le crisi asiatiche di fine anni Novanta, quindi potenzialmente più letali a livello sistemico: “Le ramificazioni sarebbe decisamente serie se la Cina, casa del boom finanziario fuori controllo, dovesse saltare”. Per la BRI, i 4 triliardi di dollari di riserve della Cina sono la linea Maginot dell'intero sistema: “Ciclicamente, come prima gli Usa e poi il Giappone, bilanci bancari apparentemente solidi paiono essere serviti unicamente a mascherare vulnerabilità inaspettate che salgono in superficie solo quando il boom finanziario scoppia in bolla”. Da molti additata di essere la centrale della scuola economica austriaca (come se questo fosse una colpa e non un merito), quindi contraria alle manovre di stimoli e ai tassi ultra-bassi, la posizione della BRI appare più impostata verso una versione moderna della "Taylor rule" usata dalla Fed, anche se come differenze sostanziali: insomma, il rischio è quello della trappola del debito, con tendenza ribassiste sui tassi di interesse e rialziste – e di molto – sui livelli di debito: “Le crisi finanziarie sistemiche non diventano meno frequenti o meno intense (agendo come le banche centrali oggi, ndr), il debito privato e pubblico continua a salire, l'economia fallisce nell'agganciare un trend forte e sostenibile e le politiche monetarie e fiscali si trovano a corto di munizioni. A lungo andare, queste politiche perdono efficacia e rischiano di implementare le condizioni che invece volevano prevenire”. E ora il problema appare lo spettro della deflazione, con il tasso di inflazione sceso ancora a maggio ai livelli del 2009: Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e Lettonia sono tutte passate attraverso una fase depressiva negli ultimi sei anni e con Italia, Francia e Olanda che sono vicine alla deflazione conclamata: cosa succederebbe in queste parti d'Europa se dovesse partire una secca correzione al ribasso od occorrere uno shock esterno? Oggi le ratio di debito sono più alte anche solo del 2007 e l'effetto denominatore della deflazione potrebbe essere potenzialmente distruttivo per economie fragili e sistemi finanziari tutt'altro che solidi. 


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