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SPY FINANZA/ Tutti i segnali della crisi che si stanno addensando sull'Italia

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Ma se non bastasse il duro monito dell'Fmi alla Bce per farvi capire che quanto vado ripetendo ormai da mesi non erano e non sono allarmismi campati in aria, a mettere ancora maggiormente in guardia tutti dai rischi che potrebbero palesarsi dietro l'angolo ci ha pensato anche la Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI), a detta della quale “l'economia mondiale è esattamente vulnerabile a una crisi finanziaria oggi quanto lo era nel 2007, con l'aggravante che oggi le ratio di debito sono molto cresciute e i mercati emergenti hanno vissuto una pesante crisi la scorsa estate”. A dire molto chiaramente come stanno le cose è nientemeno che il numero uno del controllore finanziario con sede in Svizzera, Jaime Caruana, per il quale “gli investitori stanno ignorando il rischio di una contrazione monetaria per la loro vorace ricerca del rendimento”. Mi pare di aver già letto queste cose in precedenza e altrove. Ancora: “I mercati sembra che stiano considerando solo una ristretta gamma di potenziali vie d'uscita. Sono convinti che le condizioni monetarie resteranno molto allentate ancora per molto tempo e potrebbero cercare molte più assicurazioni al riguardo di quelle che le banche centrali vogliono dare loro”. I numeri parlano chiaro: rispetto ai tempi della formazione della crisi Lehman Brothers, le ratio di debito delle economie sviluppate sono salite del 20% al 275% del Pil in sette anni.

Come vi dico da settimane, forse mesi, gli spread sono artificialmente compressi al ribasso, mentre le aziende si stanno pesantemente indebitando per dar vita a buybacks azionari che mantengano alte le valutazioni dei titoli e i corsi degli indici: guardate questo grafico, stando a dati della BRI, il 40% dei cosiddetti syndacated loans – ovvero prestiti offerti da un gruppo di prestatori (syndacation) che si mettono insieme per finanziare un unico soggetto contraente – sono verso soggetti che sono al di sotto dell'investment grade, ovvero con rating di credit a rischio, una ratio ben più alta di quella registrata nel 2007. 

Grafico 1


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