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DIETRO LE QUINTE/ Soros e gli "oligarchi" che manovrano l'Ue

Pubblicazione:mercoledì 2 luglio 2014

George Soros (Infophoto) George Soros (Infophoto)

È la Germania il cuore del problema europeo, parola di George Soros. “La Germania si è addolcita”, consentendo una minima flessibilità nell’applicazione delle norme rigoriste, che però restano intatte. “Ormai tutte le istituzioni finanziarie e gli esperti concordano che l’Ue vivrà una lunga stagione di stagnazione, cioè di non crescita economica” che, secondo Soros, “porterà a una serie di crisi politiche, senza escludere la deflazione e altre crisi finanziarie”. Insomma, per Soros “il pericolo disintegrazione dell’Ue è più che reale”.

Gli fa eco Tito Boeri, che in un’intervista dice che “l’addolcimento tedesco porterà a una variazione possibile dello 0,2% della crescita. Un dato che non serve a niente visto che l’Italia per centrare gli obiettivi dovrebbe arrivare a una crescita intorno al’1,7% annuo”. Con la situazione corrente e alla luce degli ultimi preoccupanti dati macroeconomici l’Italia non riuscirà neppure a raggiungere lo 0,8% che il governo stimava per il 2014. Secondo Boeri, l’unica cosa che si può fare è che “l’Italia e la Spagna sostengano il socialista francese Pierre Moscovici per prendere il posto di commissario per l’Economia e le Finanze dell’Ue”. Rispondendo alle autoesaltazioni di Matteo Renzi dopo il Consiglio europeo, Boeri aggiunge che nel testo finale “a essere sinceri la flessibilità non si vede. Si dice soltanto che le regole sono già flessibili, e in effetti sono già flessibili. Gli strumenti esistono, come i project bond, ma il punto centrale riguarda il ruolo della Germania nell’interpretazione delle regole che ci sono e che resteranno”.

Ieri a Bruxelles si è tenuto un dibattito per la presentazione del libro di George Soros, “La tragedia dell’unione europea. Disintegrazione o rilancio?”, al quale hanno partecipato il presidente uscente dell’Ue, Herman van Rompuy, e l’ex ministro francese Pierre Moscovici. L’impressione era che fosse un modo per lanciare quest’ultimo per un ruolo di prestigio a Bruxelles. D’altra parte, Moscovici era stato il direttore della campagna per l’elezione del presidente francese Hollande nel 2012, e quando nel recente rimpasto governativo ha dovuto lasciare l’incarico di ministro dell’Economia e Finanze, il presidente ha promesso di compensarlo.

Europeista della prima ora è stato tra gli artefici della realizzazione dell’euro quando nel 1997 era ministro degli Affari europei nel governo di Lionel Jospin. Da sempre convinto keynesiano, si è battuto perché il patto di stabilità fosse comunque orientato alla crescita. In tutti i suoi incarichi europei e nazionali, Moscovici è sempre stato un attento tessitore dell’asse franco-tedesco, e spesso si è trovato in aperto disaccordo con le sue controparti britanniche. Il francese starebbe mirando al posto di commissario europeo agli Affari economici e monetari che sarebbe anche capo dell’eurogruppo, ma voci di corridoio lo vedrebbero bene anche presidente dell’Ue al posto del belga van Rompuy.


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