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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: semestre Ue, ecco cosa manca al programma di Renzi

Pubblicazione:mercoledì 2 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 2 luglio 2014, 12.20

David Cameron (Infophoto) David Cameron (Infophoto)

Nell’ottobre del 2013, su Foreign Affairs, Matthias Matthijs aveva scritto un articolo perentorio: guai a un Uk che lasciasse l’Ue. Il sistema d’influenza nordamericano ne sarebbe irrimediabilmente minacciato. Gli Usa una volta tanto vedevano e vedono giusto: senza il Regno Unito l’Europa è destinata a essere una stella cadente stretta tra una Russia affetta da sindrome d’isolamento e una Germania neonazionalista che è disposta solo a concessioni tattiche e non strategiche. Esattamente, invece, quelle che oggi servono, pena la stagnazione secolare europea con tutte le conseguenze del caso, nazionalismi trionfanti in primis.

Il governo italiano deve ricordare che l’asse centrale della nostra collocazione internazionale in politica e in economia sono gli Usa e non il Quarto Reich. Tutto il resto - statene certi - è secondario. Anche per quel che riguarda il nostro semestre europeo e la nostra dichiarata volontà di voltar pagina con l’austerità.

Si sono espresse buone idee e ottimi programmi neokeynesiani e non più ordoliberisti. Ma è solo non unendosi all’umiliazione della potenza atlantica impersonificata dal Regno Unito - quale che sia il governo di quella grande nazione - che quei programmi possono essere trasformati in realtà.



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