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SPY FINANZA/ Banche e imprese, i nuovi dati che fanno "scricchiolare" l'Europa

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Ieri a Strasburgo, dove mi trovo per la plenaria del nuovo Parlamento Ue, per la nomina di presidente e vice-presidente e per il discorso di insediamento del semestre di presidenza italiano che terrà oggi Matteo Renzi, erano soprattutto gli eurodeputati del Nord Europa a guardare con preoccupazione quella che nei fatti è la completa sconnessione nel meccanismo di trasmissione del credito. I nuovi dati Bce, freschi freschi, parlano chiaro: a maggio i principali tipi di prestito al settore privato sono calati anno su anno del 2%, contro l’1,8% di aprile, dato reso possibile dal tracollo dei prestiti alle famiglie scesi di 43 miliardi di euro.

In altre parole, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, la creazione di nuovi prestiti in Europa è ora solo frazionalmente superiore al minimo storico del -2,3% registrato a fine 2013. Stando sempre ai dati, i prestiti bancari alle aziende non finanziarie sono calati di 7,6 miliardi di euro a maggio, dopo il calo di aprile di 6,3 miliardi. Come dicevamo, i prestiti alle famiglie hanno toccato il ritmo di calo maggiore da quando viene monitorato il dato, 42,8 miliardi in meno dopo che ad aprile il dato aveva visto un aumento di 5,1 miliardi e, come ci mostra il secondo grafico, a rendere possibile questo tonfo è stato il dato della Francia. Ma chi invece ha pagato il prezzo più alto a livello di piccole e medie imprese, comunque istituzioni non finanziarie, sono state Spagna e Italia, come mostra l’ultimo grafico, con un calo rispettivamente di 3 e 5,1 miliardi di euro: addirittura, lo stock di prestiti in essere da luglio 2011 a oggi si è contratto del 30% in Spagna e di oltre l’8% in Italia.

Ecco che le preoccupazioni della Banca per regolamenti internazionali riguardo le politiche delle banche centrali di cui vi ho parlato lunedì trovano concretezza nei numeri, visto che il completo collasso nella creazione di prestiti alle famiglie nella seconda economia di Europa è un dato che non può non preoccupare: basteranno i soldi già promessi alle banche da Mario Draghi per rompere questa dinamica? Ci vorrà un quantitative easing in stile Fed per sbloccare le dinamiche del credito? E come gestirlo, poi, visto che il settore privato europeo non ha certo collaterale in eccesso che la Bce possa monetizzare? Tanto più se pensiamo al fatto che l’enorme quantitativo di debito pubblico già parcheggiato nei bilanci delle banche Ue è già collateralizzato, proprio attraverso la Bce.

Sempre peggio, sempre più a rischio. Anche perché, cari lettori, c’è poco da scherzare con le banche. Ieri mattina, ad esempio, Bnp Paribas, primo istituto di credito francese, è dovuta correre a rassicurare gli investitori sul fatto che possa contare su ampi fondi da cui attingere per pagare la mega-multa comminatagli dalle autorità Usa. Lo ha assicurato agli analisti il Chief financial officer della banca francese, Lars Machenil, dopo che il colosso transalpino si è dichiarata colpevole e ha accettato di pagare una multa di 8,9 miliardi di dollari alle autorità Usa per aver effettuato transazioni violando le sanzioni di Washington con alcuni paesi come il Sudan, Cuba e l’Iran. Le autorità statunitensi hanno anche vietato a Bnp Paribas di condurre determinate transazioni in dollari americani, colpendo una parte fondamentale del business internazionale della banca. Voi ci credete o lo Stato dovrà fare qualcosa prima che qualche hedge fund provi ad andare a vedere il bluff, come nel poker?

 

 

 



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