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SPY FINANZA/ Banche e imprese, i nuovi dati che fanno "scricchiolare" l'Europa

Pubblicazione:mercoledì 2 luglio 2014

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Tranquilli, siamo in piena fase di ripresa. Oddio, non proprio. La crescita dell’attività manifatturiera della zona euro a giugno ha infatti segnato un rallentamento leggermente più forte del previsto: l’indice Pmi finale a cura di Markit è infatti scivolato a 51,8 da 52,2 di maggio, portandosi al livello più basso da novembre. La lettura è leggermente inferiore alla stima flash di 51,9 ma resta comunque saldamente sopra la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione. Anche la componente relativa alla produzione è scesa a 52,8 da 54,3, minimo di nove mesi: «L’indagine Pmi alimenterà preoccupazioni su una perdita di slancio della ripresa della zona euro. Il quadro complessivo ricorda quanto appaia fragile la ripresa della regione», ha commentato Chris Williamson, economista capo di Markit.

Lo testimonia l’attività manifatturiera tedesca, cresciuta a giugno al ritmo più lento degli ultimi otto mesi. L’indice Pmi manifatturiero è sceso a 52 da 52,3 di maggio. Il dato relativo al settore, che conta per circa un quinto dell’attività economica complessiva della Germania, è risultato inferiore alla lettura iniziale di 52,4. Se la maggiore economia europea perde slancio, l’attività manifatturiera francese ha rallentato ancora a giugno, scivolando sui minimi da sei mesi. La lettura finale dell’indice Pmi della Francia è infatti scesa a 48,2 da 49,6 di maggio, appena sopra la lettura preliminare di 47,8 ma sempre sotto la soglia di 50. L’indebolimento della domanda interna ed estera, la contrazione dei margini operativi e il ritorno a un calo dei volumi hanno contribuito a creare quella che Markit ha definito «la più intensa perdita di lavoro nella manifattura dalla fine del 2013».

Anche l’attività del settore manifatturiero italiano ha rallentato a giugno: l’indice ha frenato a 52,6, mentre le attese erano per una lettura a 53,2, in linea con quella di maggio e dal 54 di aprile. Stando le previsioni diffuse da Confindustria questa settimana, l’economia italiana crescerà dello 0,2% quest’anno, al di sotto del target dello 0,8% previsto dal governo. A questo punto, per Chris Williamson il rallentamento costringerà i responsabili della Bce a fare molto di più per evitare l’arresto della crescita e «senza ombra di dubbio ci sarà molta più pressione perché venga messo in atto un allentamento monetario a vasta scala». Anche perché la crisi del settore manifatturiero è figlia legittima della mancata concessione del credito alle imprese, un qualcosa che da mesi rappresenta l’incubo di Mario Draghi e che ora sta assumendo davvero proporzioni devastanti, grazie alla logica perversa di denaro della banca centrale che finiva negli istituti bancari a costo zero ma non per essere immesso nell’economia reale, bensì per alimentare il carry trade sui rendimenti obbligazionari sovrani della cosiddetta “periferia”.


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