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SPILLO/ Quando basta un po' di "spesa" per fare miracoli

Pubblicazione:domenica 20 luglio 2014

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Nell’Europa la crisi si mostra così: si riduce la produzione industriale, oltre 20 milioni di disoccupati, il clima di fiducia dei consumatori nell’Europa sta a -10,9 dicembre 2013; nell’eurozona, sempre a dicembre a -11,7. Il debito pubblico, quello che a Maastricht vogliono al 60%, nel 2013 sta all’87,4 e oggi ancor più su.

Buio pesto! Bisogna fare, e presto, qualcosa!

In pompa magna lo dice il presidente designato della Commissione europea Jean-Claude Juncker: Investimenti per 300 miliardi di euro per rilanciare l'economia e creare posti di lavoro. I fondi dovrebbero arrivare dalle risorse di bilancio, dalla Banca europea di investimento e dal settore privato ed essere utilizzati per “banda larga e reti energetiche, infrastrutture nei trasporti, investimenti in istruzione, ricerca e innovazione”.

Eggià, così si fa occupazione e crescita.

Magari ridando spinta alla produzione manifatturiera, quella che darebbe lavoro se non avesse già ridotto la produzione perché sovraccapace.

Già, allora a quella digitale che di lavoro ne da meno, mettendo però altre merci sul mercato?

Possono così quegli sfiduciati, perché disoccupati o per chi lavora, frenati da un  insufficiente reddito, affacciarsi al mercato per acquistare merci ancorchè nuove?

Se poi non si vende, nè si acquista il prodotto, quale prelievo fiscale verrà prelevato per diminuire il debito? Debito, anzi, che dovrà aumentare se si vorrà dare soccorso a quelli che, già sfiduciati, saranno pure alle corde.

Bene, in quel che si mostra non v’è chi non veda come per fare la crescita  si renda indifferibile la pratica dell’acquisto.

Occhio allora Lor Signore d’Europa e agli astanti: la crescita si fa poco con la produzione, molto invece con la spesa; proprio quella spesa che smaltisce quelle sovraccapacità che fa nuovamente produrre, che crea lavoro, occupazione, reddito; che intercetta pure quel prelievo fiscale che riduce il debito.

Se tanto mi da tanto allora quei 300 miliardi, ammesso che si trovino, vanno riallocati magari per remunerare chi, facendo la spesa, può fare quei miracoli.

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