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SPILLO/ Le "cannonate" dell'Ue che fanno cambiar rotta a Renzi

L’Italia non sembra aver ottenuto molto dall’Europa, nonostante gli annunci delle scorse settimane fatti dal Premier Matteo Renzi. L’analisi di GIUSEPPE PENNISI

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È trascorso quasi un mese dall’inizio del semestre in cui l’Italia ha l’onere e l’onore di presiedere gli organi collegiali di governo dell’Unione europea. Secondo alcuni esperti di materie, e prassi, comunitarie, ne sarebbero passati due in quanto agosto è un mese in cui gli uffici di Bruxelles, Lussemburgo e quant’altro assomigliano a camere ardenti a ragione delle lunghe vacanze dei funzionari che le passano nelle rispettive patrie. Tanto più che il Consiglio europeo del 16 luglio (che avrebbe dovuto nominare la Commissione per i prossimi cinque anni) non ha concluso un bel niente e ha aggiornato i propri lavori al 30 agosto.

Quindi, secondo questi calcoli, sarebbe di fatto trascorso un terzo del semestre, politicamente parlando. Non è, quindi, fuori luogo tentare un primo bilancio, anche al fine di individuare se è il caso di effettuare cambiamenti di stile e di rotta. Specialmente nelle prossime settimane in cui prevarrà quella “diplomazia segreta” di cui né il Presidente del Consiglio, né il ministro degli Affari esteri, avvezzi a platee oceaniche televisive, sembrano avere grande esperienza.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è certamente consapevole che su di lui a Bruxelles e dintorni gira un titolo shakespeariano che rischia di diventare il suo soprannome: much ado for nothing, ossia “molto rumore per nulla”. È probabilmente un epiteto non giustificato. Tuttavia, il pomeriggio del 17 luglio, il magazine dell’Istituto affari internazionali, sempre equilibrato ed erede intellettuale della tradizione europeista-federalista di Altiero Spinelli, affermava che “l’Italia è ora sulla difensiva” (in un negoziato europeo in cui era partita all’offensiva). In effetti, la partenza è stata in “do maggiore”, la tonalità dell’esultanza, ma la conclusione, di questa prima tornata, sembra essere in “re maggiore”, cupa tonalità invece della tristezza.

Per il suo battesimo nelle brume di Bruxelles, Renzi si era posto due obiettivi e li aveva annunciati come se fossero stati già raggiunti (o sul punto di esserlo): un patto “riforme-flessibilità”, la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell’Ue per le relazioni internazionali e la sicurezza. A oggi sembrano ambedue molto lontani. Di norma è meglio non enunciare obiettivi facilmente monitorabili, se non altro per non scoprire le proprie carte di fronte agli altri 27 di cui ciascuno è un potenziale concorrente, ove non avversario.