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SPY FINANZA/ I numeri che segnalano il "tonfo globale"

Pubblicazione:martedì 22 luglio 2014

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Siamo di nuovo nei guai sui mercati? Sì, giova ricordarlo perché i numeri parlano chiaro e il Financial Times lo ha detto nitidamente: «Molta parte dei prestiti al ramo corporate Usa serve per finanziare bonus e dividendi agli azionisti, acquisizioni finanziarie (buybacks) e a dare impulso al mercato interno del boom energetico (investimenti per 200 miliardi di dollari nel settore quest’anno, grazie allo shale gas, ndr) e non per supportare la crescita organica delle aziende». Ora, guardate i due grafici a fondo pagina: ci mostrano plasticamente due cose. La prima è che se il debito netto è ai livelli massimi nel ramo corporate, l’accantonamento di fondi cash è ai minimi e la seconda è che nonostante tutti i rischi derivanti da questa attività, i prestiti bancari al ramo corporate - dopo anni di linea piatta - hanno ricominciato a crescere. Ma l’aumento anno su anno di prestiti e leasing delle banche commerciali Usa al ramo corporate non è affatto un segnale di ripresa per l’economia statunitense. E non parliamo di numeri da poco: i prestiti verso al ramo C&I (Commercial & Industrial) sono cresciuti alla cifra record di 1,7 triliardi di dollari nel mese di giugno da un picco post-crisi di 1,2 triliardi di quattro anni fa, stando a dati ufficiali della Federal Reserve Bank di St. Louis.

Per quanto riguarda le venticinque principali banche commerciali Usa per volume di assets, i prestiti al ramo C&I sono cresciuti del 10,5% nel trimestre conclusosi il 25 giugno, sempre stando a dati annualizzati della Fed. E attenzione, tutti questi prestiti sono cosiddetti “secured loans”, ovvero assicurati da collaterale che il richiedente posta a garanzia del prestito: se non paga, gli assets depositati divengono automaticamente di proprietà della banca che eroga. Certo, con i tassi così bassi l’attività di prestito non è più molto fruttuosa per giganti come Bank of America, Wells Fargo, JP Morgan, i quali quindi concedono prestiti sia perché garantiti, sia perché questi aprono la porta a un rapporto di amicizia con il cliente che garantisce loro la possibilità di offrire servizi quali la gestione, l’hedging o il leasing.

Sono però le finalità di questi prestiti a far riflettere sulla situazione attuale del mercato: stando a un dirigente di un’importante banca Usa interpellato dal Financial Times, «la gran parte dell’utilizzo di quel denaro sul mercato è per pagare i dividendi agli azionisti. Tradizionalmente le banche sono molto caute a prestare denaro per tale finalità». Non più, a quanto pare. Ma c’è di più: il rally stesso dell’indice S&P 500 è alimentato dai buybacks di titoli da parte delle aziende, ovvero ricomprare azioni sul mercato per tenere su il prezzo e abbassare il flottante in vista delle trimestrali ma ora le stesse aziende stanno prendendo soldi in prestito assicurato dalle banche anche per finanziare i buybacks dei propri titoli: «Questa crescita dei prestiti è semplicemente non sostenibile», ha sentenziato al Financial Times Charles Peabody, analista bancario alla Portales Partners di New York.

 

 


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