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Economia e Finanza

MANOVRA BIS?/ I conti che avvicinano una patrimoniale d'autunno

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Intanto iniziano a fioccare le smentite di una simile ipotesi. Addirittura il sottosegretario al Tesoro Baretta arriva ad affermare che non vi sarà una nuova manovra anche se il quadro economico dovesse peggiorare. Solo un fattore potrebbe evitare tale soluzione: le privatizzazioni. Che però richiedono tempi non brevi. Allora rischiamo di farle nelle peggiori condizioni, cioè di fretta e in un quadro di continuo deterioramento economico.

Alla fine, credo che una certa manovra finanziaria verrà comunque fatta (magari da un nuovo governo? Giustificato da una situazione di emergenza? Renzi farà la fine di Berlusconi? Chissà!). E questa manovra avrà caratteristiche radicalmente diverse da quelle del passato, perché per essere credibile non potrà essere legata a parametri variabili (un aumento percentuale sui profitti, come sarebbe naturale), ma dovrà portare denaro fresco e certo, cioè una patrimoniale o qualcosa del genere. Un prelievo forzoso sui conti correnti? Chissà. Le prove generali fatte con Cipro non sono andate così male. Per la finanza.

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COMMENTI
24/07/2014 - Licenziare i fannulloni (Moeller Martin)

Non siamo competitivi! Questo è il ns. vero e unico problema. E non potremo mai esserlo sino che sarà vietato licenziare i fannulloni. Il resto sono tutte difficoltà collaterali, con le quali si può convivere. Del resto, chi di noi 'anzianotti' non si ricorda quanto inizio anni 80 eravamo felici di lavorare con 'solo' il 14% di interessi in banca, dopo che per un decennio abbiamo pagato quasi il 30%? E smettiamola anche di lamentarci di tasse che tanto non paghiamo o che paghiamo solo in maniera parziale. Viviamo nell'era della globalizzazione e di conseguenza non ci confrontiamo più solo tra di noi ma siamo costretti a competere anche con sistemi completamente diversi dal nostro. E mentre i loro lavorano, i nostri quando non sono in malattia sono riuniti davanti alla macchina del caffe a socializzare. Va dase che così non possiamo ne mai potremo competere. Girare attorno al vero problema non serve a nessuno; il job act, gli 80 euro ma anche tutte le riforme istituzionali sono solo delle gran prese in giro.

 
23/07/2014 - Flat tax, altro che Jobs Act e renzate varie (Carlo Cerofolini)

Altro che Jobs Act e renzate varie. Ecco invece come creare lavoro e risolvere i problemi economico sociali dell’Italia: è dimostrato che con una Flat tax di circa il 23% eguale per tutti i redditi, con no tax area e poi deduzioni decrescenti all’aumentare del reddito in modo da garantire la progressività impositiva, non solo si manterrebbe lo stesso gettito fiscale di quello attuale - in virtù anche di un abbattimento fisiologico dell’evasione - ma in più si darebbe un forte impulso all’economia ed all’occupazione. Perché allora non si sia agito e non si agisca così è semplice e trova solo una spiegazione, non tecnica ma solo di natura evidentemente ideologica: accrescere l’invadenza ed il potere pubblico e comprimere sempre più la libertà dei cittadini e ridurli così a rango di sudditi impotenti. O no?

 
23/07/2014 - Fallire per poi risalire (Paolo De Biasio)

Amo la mia nazione e credo ciecamente nelle capacità del nostro popolo. Ma leggendo quanto sotto, mi sembra che l'unica soluzione sia davvero fallire per poi risalire L’equivalente di una manovra finanziaria bruciato in 5 mesi. Da gennaio a maggio, alla faccia dei tagli alla spesa e delle spending review vecchie e nuove (quella di Monti del 2012, più volte sterilizzata, e quella di Cottarelli che fino ad ora ha vissuto di tanti annunci e pochi provvedimenti concreti) il bilancio dello stato ha registrato un buco di 25 miliardi. Come si arriva a questo risultato? Lo spiega un’indagine condotta dal Centro studi di Unimpresa. Le entrate tributarie si sono confermate tendenzialmente stabili rispetto ai primi 5 mesi dell’anno scorso (solo 248 milioni in più pari a un irrisorio +0,16%) e questa è sicuramente un buona notizia per cittadini e imprese. Ma a esplodere è la spesa corrente, cioè i costi sostenuti dalle amministrazioni per mantenere se stesse e pagare gli stipendi. In 5 mesi il conto monstre è di 192,6 miliardi contro i 164 dello stesso periodo del 2013: 28 miliardi in più. La voragine è stata parzialmente erosa dai risparmi sul fronte delle uscite in conto capitale: -3,7 miliardi. E anche questo è un brutto segnale perché rimarca la tendenza da parte delle p.a. centrali a non finanziare più investimenti e a spendere solo per il mantenimento di una macchina burocratica sempre più insensibile ai tagli (italiaoggi.it)

 
23/07/2014 - commento (francesco taddei)

il ministro dell'economia è stato nominato dal fmi. che gliene frega degli italiani?