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Economia e Finanza

ALITALIA/ Sindacati e soci, una guerra in cui si "nasconde" Renzi

Tra i soci di Alitalia c’è maretta, mentre tra i sindacati è scontro aperto. In tutto questo c’è un grande assente: Matteo Renzi. Il commento di JUANFRAN VALERON

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Chissà se Etihad immaginava di trovarsi davanti a un campo di battaglia quando ha iniziato a puntare gli occhi su Alitalia. Difficile descrivere in altro modo il contesto intorno alla compagnia aerea italiana che si è venuto a creare nelle ultime settimane. Partiamo dagli scontri tra i soci, che ieri si sono riuniti in assemblea per deliberare un aumento di capitale da 250 milioni di euro. L’impasse in cui si trovano disvela tutti i limiti della celebre cordata tricolore sorta nel 2008: non c’è una guida vera, i soldi si mettono mal volentieri, non si vede l’ora di trovare una via d’uscita e si grida allo scandalo quando un socio (Poste italiane) arrivato dopo vuole cercare di “rimetterci” di meno. Discorso a parte merita Air France, alle prese con una situazione finanziaria tale da precludere ogni mossa al di qua delle Alpi: di fatto i francesi si sono accontentati di poter nel 2009 spostare un po’ di traffico su Parigi e di veder garantita la “morte” di Malpensa.

Altri scontri, con toni più accesi, sono in corso tra i sindacati. È ormai netta la divisione dei dipendenti tra personale di terra e di volo, che hanno interessi diversi. Forse questo dipende anche dall’atteggiamento dell’azienda, che ha garantito ritorni economici, dopo i sacrifici iniziali richiesti, maggiori alla prima categoria. O forse sono stati più abili o capaci di farsi ascoltare i sindacati confederali rispetto alle associazioni professionali. Certo è che nelle ultime settimane ai sindacati è stato chiesto di sottoscrivere tre distinti accordi (uno sugli esuberi, uno sul contratto nazionale, uno sul taglio del costo del lavoro) e nessuno ha ottenuto la firma di tutte le organizzazioni dei lavoratori. Alitalia ora dice che quello che garantisce risparmi in busta paga deve essere firmato da tutti, pena lo stop all’ingresso di Etihad. Eppure da Abu Dhabi tutto tace. Eppure anche il ben più importante accordo sugli esuberi non è stato approvato all’unanimità. Eppure il referendum tra i lavoratori circa la richiesta di approvare il contributo straordinario di solidarietà ai dipendenti non ha nemmeno raggiunto il quorum ma viene lo stesso ritenuto valido.

Insomma, è anche battaglia tra azienda e sindacati. Che sembra funzionale, ancora una volta, a nascondere i problemi esistenti tra i soci stessi. E così il ministero dei Trasporti, che dovrebbe fungere da pivot dell’operazione, fatica a tenere calmi gli animi.


COMMENTI
26/07/2014 - Spero fallisca (Antonio Ferri)

L'accordo con Etihad, oltre che degli arabi, è solo nell'interesse dei dipendenti e dei soliti pochi altri (esempio famiglia Benetton attivissimo azionista di CAI e ADR ma anche proprietaria delle aree a nord dell'aeroporto interessate allo eventuale sviluppo dello scalo) ma non certo dell'intero paese. Tra gli ingredienti del piano ci sono infatti provvedimenti anti liberalizzazione come limitazioni per le compagnie low cost e restrizioni su alcuni aeroporti imposti dagli arabi per favorire e proteggere il business di Alitalia e Etihad. Questo non mi pare sia interesse del paese pertanto auspico il fallimento dell'accordo e non mi interessa se per mano dei sindacati, delle banche o della CEE con cui prima o poi dovranno fare i conti.

 
26/07/2014 - ANALISI CORRETTA MA... (Guido Gazzoli)

..ci si dovrebbe chiedere chi in questi 5 anni ha portato CAI al fallimento nonostante gli oltre 5 mld di euro e altri benefits ricevuti dallo Stato ? Allora..chi rompe PAGA..ma è possibile che devono pagare quelli che ormai da anni hanno lowcostizzato il loro costo e oltretutto sono in sottorganico ? Ma è possibile che le stesse organizzazioni sindacali che usano le stesse parole del 2008 siano così imbecilli da non vedere la realtà e vergognarsi ? Ormai l'Italia è FINITA miei cari..si salvi chi può..un'Italia alla fame dove si sperperano capitali nell'ignoranza più assoluta e dove ancora in Parlamento esistono gli stenografi !!! Strapagati come tutto il personale e deputati e senatori..per loro si parla di tagli FORSE nel 2018... Andiamo!!!