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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "morsa" che può riportarci in piena crisi

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Anche perché le economie più sviluppate e mature possono meglio gestire alte ratio debito, fosse anche soltanto per gli assets maggiori di cui dispongono per pareggiare le liabilities: nel Regno Unito, ad esempio, le figure del debito dei cittadini privati sono da mani nei capelli ma per gran parte sono rappresentate da mutui, quindi controbilanciati in parte da alti livelli di equity e benessere. I livelli totali di debito negli Usa sono al 260% del Pil, quindi o la Cina si dà una calmata o entro il prossimo anno potrebbe esserci se non il sorpasso, almeno l’affiancamento: con quale solidità sociale e bancaria, però, in un contesto di crescita che rallenta ed export che langue per incapacità di assorbire extra-produzione cinese a causa delle domande interne che non crescono?

Visto che le banche cinesi sono controllate dallo Stato è difficile lo scenario di un crash, ma potremmo pagare il conto attraverso una crescita ulteriormente rallentata da parte della locomotiva globale e almeno un decennio di sindrome giapponese: insomma, come ha scritto nel suo report la Banca per i regolamenti internazionali, siamo in pieno schema Ponzi del debito globale grazie alle banche centrali. Tanto più che l’economia nell’eurozona è di nuovo ferma, inchiodata e la stessa Bundesbank ha ammesso che la crescita tedesca è crollata a zero nel secondo trimestre di quest’anno, mentre la produzione industriale francese cala da tre mesi di fila, con un forte rischio di una contrazione del Pil transalpino in area recessiva.

In Italia non parliamone, con la disoccupazione giovanile al 43%, undici mesi di contrazione economica di fila e un debito salito al 135,6% del Pil nel primo trimestre di quest’anno, un livello che molti economisti definiscono un punto di non ritorno per un Paese come il nostro, alla faccia dello spread basso e della aste piene di banche (a loro volta piene di sofferenze) e nonostante ancora sia presente il nostro tanto declamato avanzo primario. Con una ratio debito/Pil salita del 5,4% dallo scorso anno, nonostante l’austerity, siamo a dinamiche simili al Portogallo, con un aumento del 5,4% anch’esso e ratio al 132,9%.

E noi, intendo noi europei, cosa facciamo di fronte a uno scenario globale simile? Ci accorgiamo solo ora, un po’ in ritardo, che imporre sanzioni economiche alla Russia - quando non abbiamo potuto beneficiare della ripresa garantita né dalla Cina, che rallenta, né dagli Usa, che vedono riviste le stime del Pil, né dalla domanda mondiale che stagna - è un suicidio: chi lo dice però ora agli Usa, i quali non vedono l’ora di poter spostare un po’ più verso Est i focolai della bolla che sta per esplodere o deflettere pesantemente? Tanto più che giovedì il Financial Times dava conto della bozza che circolava sul tavolo dei diplomatici Ue riguardo le nuove sanzioni che si starebbero per varare: un suicidio, a partire dal bando per tutti i soggetti europei di acquistare nuovo debito o azioni emesse dalla principali banche russe, vietare nuove quotazioni di banche russe su indici europei ed evitare che si possa utilizzare Londra o altre piazze finanziarie Ue per raccogliere fondi da parte di soggetti non europei.

Escluso per ora il debito sovrano emesso dal Cremlino ma per il semplice fatto che in questo momento si teme una ritorsione sul mercato secondario di obbligazioni governative europee. Calcolando che le istituzioni finanziarie russe controllate dallo Stato pesano per la gran parte degli assets interni di quel Paese e che 7,5 dei 15,8 miliardi di euro di bonds emessi da istituzioni finanziarie pubbliche russe lo scorso anno hanno potuto trovare acquirenti grazie ai mercati Ue, tanto varrebbe suicidarsi almeno con dignità, dichiarando ufficialmente guerra al governo di Vladimir Putin, visto che un’altra delle misure allo studio è la restrizione nell’export verso Mosca di tecnologie sensibili, incluse componenti necessarie al fondamentale e critico settore energetico russo. Pensavamo di essere furbi, invece non solo non abbiamo i più ampi surplus di conto corrente che speravamo di ottenere ma se per caso una guerra o un periodo prolungato di tensione dovesse creare danni ulteriori all’economia russa - se passassero le sanzioni allo studio, la Russia sarebbe di fatto esclusa dai mercati di capitale, quindi reagirebbe duramente - potremmo davvero pagare un prezzo altissimo, con la crisi dei debiti sovrani pronta a riesplodere.