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SPY FINANZA/ La "morsa" che può riportarci in piena crisi

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Il credito privato si sta contraendo a un tasso del 2%, l’offerta di massa monetaria M3 è in perenne diminuzione, il tasso di inflazione è sceso allo 0,5% in eurolandia ma è già in deflazione conclamata in molti paesi, sparando le traiettoria di debito dei Paesi della cosiddetta "periferie" potenzialmente sulla Luna. E se qualcuno come Paul Mortimer-Lee di Bnp Paribas arriva a definire "totalmente incoerente" la politica della Bce, «poiché attendere l’arrivo ormai imminente della deflazione per dar vita a un quantitative easing è come mettersi il giubbotto salvagente quando si è già caduti in acqua», come vi dicevo ieri parlando dei dati delle sofferenze bancarie italiane, quanto deciso da Mario Draghi non servirà a nulla a livello di riattivazione dell’offerta di denaro e riattivazione del credito. Un triliardo di euro di prestiti a basso costo sono solo swaps, le banche dovranno infatti postare collaterale (per quanto la Bce accetterà anche carta da parati), mentre stanno già tagliando nei bilanci per andare incontro alle nuove regole di Basilea e contestualmente dovranno continuare a comprare debito pubblico, altrimenti addio spread basso: come vedete, niente soldi per la ripresa e l’economia reale in questa situazione.

Siamo senza difesa e senza cuscinetti contro la deflazione da un lato e il rischio di nuova recessione conclamata e generale dall’altro: stiamo già pagando ora le conseguenze - il fallout - della crisi russa senza che questa nemmeno sia ancora esplosa a pieno livello, né bellico, né tantomeno economico. Il dato Istat dall’altro giorno sul calo dell’esportazioni extra-Ue parla chiaro: e, ripeto, siamo davvero solo all’inizio di un risiko con addentellati ovunque, dal Medio Oriente alla crisi finanziarie argentina e venezuelana pronte a esplodere. Che timing a volte nella vita, basta avere una bolla finanziaria da sgonfiare e spuntano conflitti come funghi dopo la pioggia. Attenzione che non siano velenosi, però. 

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