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SPY FINANZA/ La "morsa" che può riportarci in piena crisi

Il debito potrebbe diventare un problema in Cina, uno dei mercati di sbocco del nostro export. E le sanzioni alla Russia appaiono come un suicidio. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Dunque, facciamo un po’ il punto. L’altro giorno dalla Cina sono giunte buone notizie sulla produzione industriale, salita ai massimi dagli ultimi 18 mesi: l’indice manifatturiero preliminare sulle Pmi (Purchasing Managers’ Index) di luglio di Hsbc e di Markit Economics è a quota 52, mentre le previsioni degli analisti interpellati da Bloomberg News era di 51 e la lettura finale di giugno 50,7. Cinquanta è lo spartiacque fra espansione e contrazione dell’economia, come sapete da tempo. Di conseguenza la crescita della Cina al passo del 7,5% anche nel 2014, come prospettato più volte dal governo centrale, pare ora più concreta.

Fin qui, i sogni. Perché sapete che io ho i miei indicatori alternativi, come il Baltic Dry Index sul traffico cargo oppure le vendite a livello mondiale di Caterpillar, produttore principale di macchine per edilizia e industria: bene, come mostra il primo grafico a fondo pagina, a partire dal dicembre 2012 le vendite retail a livello globale di questo marchio hanno subito diciannove mesi consecutivi di calo. L’unica altra volta che si registrò una situazione simile fu nel periodo iniziato nell’ottobre 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers. Quindi, come spiegare questa ripresa cinese quasi da un mese con l’altro?

Ma si sa, siamo nel mondo dell’immaginario al potere, con gente che ancora pensa di poter vedere in vita il Pil cinese che supererà velocemente quello Usa, questione che direi essere esclusa al momento ma comunque su qualcosa ci hanno azzeccato: un sorpasso è in atto, al netto dei tassi di crescita cinesi sempre più umani ed è quello della ratio di debito di Pechino rispetto al debitore storico del mondo, ovvero proprio gli Usa. Stando a un report di Stephen Green di Standard Chartered, il livello di debito aggregato cinese ha raggiunto il 251% del Pil a giugno, come dimostra il secondo grafico a fondo pagina. Stiamo parlando di qualcosa come il +20% sul Pil dalla fine del 2013, livelli sideralmente superiori alle stime ufficiali.

Nel computo Green ha inserito tutto: finanziamento sociale totale (Tsf), prestiti bancari off-shore e cross-boarding, emissione di debito, sistema bancario ombra a diversi livelli e debito governativo. Bene, al netto di queste voci la ratio di debito cinese è salita di 100 punti percentuali sul Pil negli ultimi cinque anni, un qualcosa che rappresenta il doppio del livello di crescita giapponese nei cinque anni precedenti alla crisi del Nikkei nel 1990 o agli Usa del 2007 prima della bolla subprime o ancora alla Corea prima della crisi finanziaria asiatica. A spaventare è la velocità della crescita ma anche il suo volume, con un debito cresciuto di 26 triliardi di dollari, più del sistema bancario commerciale Usa e giapponese insieme: pensate che una questioncina del genere non abbia conseguenze sistemiche globali, se qualcosa dovesse andare storto?