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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Dollaro, petrolio, gas: le "armi" di una nuova guerra

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La reazione militare degli stati opportunisti, com’è Israele, che pur ha sufficienti ragioni per voler terminare una costante aggressione che dura dagli anni ‘70, ai danni di un popolo, quello palestinese, è finalmente tollerata dai petro-dollaristi. Un precedente molto preoccupante e pericoloso per la stabilità mondiale. Un caso di invasione diretta del territorio di uno Stato vicino con finalità che non sono riconducibili neppure alla R2P ma all’annessione e alla sottomissione di un popolo e di una nazione. Dai tempi dell’invasione nazista dei Sudeti, o da quella sovietica in Ungheria e Cecoslovacchia, nessuno più nel mondo si era comportato così. Eppure, prevale il quasi silenzio. Le piroette diplomatiche americane sono irridenti, ma ciò che duole è l’assenza totale dell’Unione europea che si fregia di essere la patria dei diritti. Sostiene di avere una politica estera e di vicinato incentrata sul soft power, sulla cooperazione e lo sviluppo. Eppure, nulla ha saputo fare e nulla ha ottenuto sui suoi insanguinati confini.

 

(1- continua)

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