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PRIVATIZZAZIONI/ Bagnai: da Renzi un regalo alla grande finanza internazionale

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Da quando siamo entrati in crisi il mercato azionario italiano è crollato, come peraltro è avvenuto al mercato immobiliare e ai mercati delle attività reali e finanziarie. Quindi scegliere questo momento per vendere delle attività è evidentemente un errore, in quanto un’operazione di questo tipo ha senso solo se si è in condizioni di estrema necessità. Per esempio, un imprenditore può vendere a 150mila euro un capannone che gli era costato 500mila euro, perché la sua azienda è fallita e deve liquidare i suoi operai. Nel caso dell’Eni non siamo troppo lontani da questo tipo di operazione: in un periodo di mercato basso vendere attività non è mai saggio.

 

Che cosa c’è veramente dietro la scelta del nostro governo?

Politiche estese di privatizzazione del settore pubblico sono tipiche di regimi periferici, come i paesi dell’America Latina negli anni ’80 o i Paesi del Sud Europa oggi. L’unica spiegazione plausibile è che le elite al governo in questi Stati rispondono a interessi della finanza e della grande industria internazionale.

 

Con le privatizzazioni è possibile finanziare l’estensione della platea del bonus da 80 euro?

È chiaro che se si abbattesse il debito, si ridurrebbero le tasse. Le privatizzazioni consentiranno però di ridurre il debito solo dell’1%, con un effetto minimo sugli interessi. Renzi sa bene che numerosi elettori lo hanno votato per la mancia degli 80 euro, e che quindi in futuro non otterrà mai più il 40% dei consensi registrato alle europee. Il suo agire scomposto in termini economici è quindi il riflesso di una situazione di panico in termini politici. Quello di Renzi alle europee è un tipico caso di vittoria di Pirro, perché ora il premier si trova ad affrontare le urne sapendo che comunque il prossimo risultato sarà peggiore del precedente.

 

(Pietro Vernizzi)

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