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PRIVATIZZAZIONI/ Bagnai: da Renzi un regalo alla grande finanza internazionale

Per ALBERTO BAGNAI, in una fase di aspettative negative il valore delle quote azionarie è al ribasso. Le privatizzazioni non solo non risolvono i problemi ma non sono neppure vantaggiose

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Il colosso cinese State Grid è a un passo dal firmare un accordo con Cassa depositi e prestiti per l’acquisto di quote da 2 miliardi di euro pari al 35% di Cdp Reti. Lo ha reso noto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in questi giorni si trova in visita a Pechino. Il ministro ha ribadito che l’obiettivo del governo è raccogliere in tutto 12 miliardi di euro entro fine anno attraverso privatizzazioni. È facile presumere che 6 miliardi arriveranno dalla vendita di un pacchetto del 5% di Eni ed Enel. Ne abbiamo parlato con Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara.

Professore, che cosa ne pensa delle operazioni di privatizzazione?

Ovunque si sia ricorso a programmi di privatizzazione per abbattere il debito pubblico, le politiche poste in essere non hanno ottenuto effetti visibili. Lo abbiamo osservato a metà degli anni ’90 in Italia, con la diminuzione del rapporto debito/Pil che è arrivata molto dopo le privatizzazioni, grazie alla relativa stabilità del 2001-2002. In Portogallo, il rapporto debito/Pil è continuato a crescere nonostante massicce privatizzazioni. Il problema del debito non si risolve vendendo i gioielli di famiglia, bensì con la crescita. Il bilancio di una famiglia è sano se i suoi membri lavorano e portano a casa uno stipendio ogni mese, e non se si vende un giorno un piatto e un giorno una forchetta.

Come valuta la scelta dei tempi per le privatizzazioni?

In questo momento abbiamo un Paese in crisi con un mercato che è generalmente basso, e quindi ci stiamo preparando a vendere a un prezzo basso quote di Eni ed Enel che garantiscono ricchi dividendi. Dal momento che le aspettative in questo momento sono negative, anche il valore delle quote azionarie è al ribasso. Non ha quindi senso vendere al ribasso. Non bisogna farsi prendere da un’ansia del fare che è tipica dell’attuale governo, il quale non ha però la volontà di affrontare il vero problema e cioè il ruolo dell’Italia in Europa.

Lei prima ha detto che si vende al ribasso. Può spiegare meglio in che senso?