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SPY FINANZA/ Russia, la tempesta perfetta per Europa e mercati

Pubblicazione:domenica 27 luglio 2014

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Casualmente, sempre venerdì e sempre attraverso l’agenzia Reuters, abbiamo scoperto che il Pentagono ritiene che sia imminente - se non già avvenuto nella stessa giornata del 25 - il trasferimento di sistemi lanciarazzi di calibro pesante (oltre 200mm) e multigittata dalla Russia verso i separatisti ucraini. Tu guarda a volte il timing cosa ti combina nella vita. Di fatto, cosa sia stato promesso a questi paesi per tornare a più miti consigli non è dato a sapersi, ma che gli Usa abbiano agito direttamente per calmare la riluttanza cipriota è dato da un fatto: venerdì 18 luglio, infatti, dieci funzionari della Central Bank of Cyprus hanno fatto ingresso e di fatto commissariato la Fbme in base alla denuncia di una non meglio precisata agenzia del governo statunitense, la quale ha recentemente pubblicato un report nel quale si accusa la banca di riciclaggio di denaro.

Ma qual è la vera colpa di Fbme, in realtà? Avere molti ricchi correntisti russi, cui mandare un segnale, affinché questo raggiunga anche il Cremlino indirettamente. Insomma, appianate le divergente anche tra Gran Bretagna e Germania, le quali ora lavorano in tandem e con la Francia meno colomba di quanto sembrasse (forse l’affaire della vendita della nave da guerra Mistral alla Russia ha creato qualche imbarazzo e ripensamento all’Eliseo), le sanzioni possono diventare realtà. A quale prezzo, però? Le misure allo studio, infatti, colpiranno sia il debito che l’equity delle maggiori banche russe, nei fatti rendendo pressoché impossibile - se non a costi e condizioni devastanti - il loro accesso ai mercati di capitale globali e inoltre le restrizioni sull’export tecnologico colpiranno le opere di trivellazione dell’Artico e di apertura del giacimento di scisto di Bazhenov, entrambi opere necessarie per rimpiazzare le declinanti riserve petrolifere russe.

Certo, la Russia ha molto gas ma facendo una comparazione con la prezzatura del petrolio, questo oggi viene scambiato al corrispettivo di 60 dollari al barile in Europa, quindi nulla che permetta un business capace di puntellare un’economia sotto scacco: lo stesso accordo di Gazprom per la pipeline diretta con la Cina, per alcuni analisti, coprirebbe a malapena il break-even del costo di produzione. L’International energy agency ha dichiarato che la Russia ha bisogno di 750 miliardi di dollari di nuovi investimenti nei prossimi venti anni soltanto per arrestare il calo dell’output di petrolio e gas: a vostro avviso, con il prezzo del gas a quei livelli e questi rischi geopolitici, chi investirà quella somma? Ma non basta: al lordo degli swaps in atto, la Russia ha riserve per 478 miliardi di dollari, una cifra meno ampia di quanto sembri visto che nelle sole sei settimane seguenti il crollo Lehman Brothers nel 2008, la Banca centrale russa bruciò qualcosa come 200 miliardi di dollari di riserve prima di decidere che l’intervento monetario in difesa del rublo era una battaglia persa. In sole sei settimane, ricordate. E comunque, mettere in campo le riserve a certi ritmi e livelli, nei fatti, porterebbe con sé automaticamente il collasso dell’offerta monetaria russa e un drastico crollo del Pil.

Per finire, gli ultimi dati disponibili proprio dalla Banca centrale russa sottolineano e confermano come le principali aziende, banche ed entità statali del Paese abbiano preso in prestito 721 miliardi di dollari in valuta estera, soprattutto in divisa americana, circa 10 miliardi dei quali deve subire un roll-over mensile. Soltanto il gruppo petrolifero Rosneft deve ripagare 26 miliardi di dollari da qui al dicembre del 2015, ma il picco del rifinanziamento sarà proprio durante l’inverno di quest’anno.

Insomma, avete capito in quale congiuntura ci troviamo: abbiamo dinanzi a noi la tempesta perfetta. E come nocchiero abbiamo scelto Van Rompuy, uno davanti al quale anche Schettino diventa Trafalgar. Io scherzo e provo a usare l’ironia, ma questa volta il rischio è grosso davvero: e non solo per i mercati. Anzi. È un disegno geopolitico iniziato da anni, al centro l’Eurasia: diplomazia e finanza sono state in grado finora di limitare l’uso di pallottole e portare ottimi risultati. Vediamo ora il finale di partita.



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