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SPY FINANZA/ Russia, la tempesta perfetta per Europa e mercati

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Stranamente nel tardo pomeriggio di venerdì il prezzo del Brent è salito di colpo dell’1%, mentre l’indice S&P’s 500 a Wall Street è sceso di netto e l’oro è tornato a sfondare quota 1300 dollari l’oncia: cos’era successo? Nulla di strano apparentemente, nulla di geopoliticamente devastante, soltanto un lancio dell’agenzia Reuters nel quale di rendeva noto che il non eletto numero uno dell’Ue, Gollum-Van Rompuy, aveva dichiarato che le sanzioni europee contro la Russia avrebbero riguardato anche il settore petrolifero ma non quello del gas. Ovvero, le teste d’uovo a Bruxelles starebbero trovando sempre un più ampio consenso attorno a questa geniale intuizione: le restrizioni nelle forniture di tecnologie europee verso Mosca saranno valide sì per l’oro nero ma non per il gas, di cui la stessa Europa ha bisogno. Immagino Vladimir Putin sia rimasto impressionato da questa strategia geniale, roba degna di Sun-Tzu e sia d’accordissimo col d’idea di continuare a fornirci gas.

C’è poco da ridere, però, perché questo non dimostra solo la stupidità insita nella politica estera europea (un eufemismo) nello schierarsi frontalmente contro Mosca, ma anche come stiamo facendo gestire a un gruppo di incompetenti - nella migliore delle ipotesi ma io penso altro - una situazione che con il passare delle ore sta diventando esplosiva. Sempre venerdì, infatti, la Banca centrale russa era stata obbligata ad alzare all’8% i tassi di interesse per difendere il rublo e tamponare la fuga di capitali, già 75 miliardi di dollari da inizio anno a oggi. E con la possibilità sempre meno remota che l’Ue metta di fatto le banche russe fuori dai mercati di capitale, anche i tremori si sono fatti sentire: il rendimento del bond decennale russo denominato in rubli è schizzato al 9,15%, il livello più alto dalla crisi dei mercati emergenti della scorsa estate, mentre il costo per assicurarsi da un default russo attraverso contratti di credit default swaps è salito di 17 punti base a quota 225 e l’indice Micex della Borsa è sceso ai minimi da tre mesi.

E il perché di questo panico è presto detto: se davvero l’Ue imporrà misure da Tier III al sistema bancario russo, di fatto mettendolo fuori gioco, arriverà il punto di non ritorno e ci troveremo di fronte a fughe di capitali di una natura completamente differente da quella degli attuali. Potrebbe essere il caos. E non solo sul mercato russo e sugli altri emergenti. E, ripeto, quel giorno potrebbe non essere lontano: ancora venerdì mattina i 28 ambasciatori dell’Ue si sono incontrati per un secondo meeting, segnale che qualcuno ha fretta di stringere i tempi e varare quelle sanzioni draconiane. Tanto è vero che la Commissione sta lavorando nel corso di questo fine settimana alla stesura degli atti legali e la ratifica da parte dei ministri degli Esteri dei vari paesi potrebbe avvenire già nella prima parte della prossima settimana: anche Cipro, Bulgaria e Ungheria, finora riluttanti, starebbero capitolando sotto le pressioni dei poteri forti che vogliono stringere Putin in un angolo o, come temo, trascinarlo a forza in una guerra asimettrica a bassa intensità (se vi interessa, a tal riguardo vi consiglio l’illuminante libro “Guerra senza limiti - L’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione” edito da Libreria Editrice Goriziana) che potrebbe avere come scopo finale una crisi interna alla Russia, con possibile colpo di Stato o comunque la deposizione dell’attuale, scomoda leadership.


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