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SEMESTRE UE/ L'Italia perde (già) 2-0

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Dunque, il risultato anche in questo caso contraddice le aspettative. Non solo, la flessibilità per tutti non aiuta l’Italia, anzi; semmai fa un regalo a chi è in condizioni migliori delle nostre. Il governo Monti aveva seguito un’altra tattica: concedere più spazio per gli investimenti a chi sta sotto il 3%. Ciò avrebbe mantenuto invariata la regola, tagliando fuori paesi che la violano e hanno persino ottenuto la facoltà di farlo. Alla prova dei fatti, la tattica montiana si è rivelata più astuta, anche se non ha avuto il tempo di portare risultati.

Può darsi che ciò sia frutto di una scarsa abitudine a frequentare i corridoi di Bruxelles, insomma un difetto di esperienza (che si manifesta anche in altri campi molto più domestici), ma, astuzie a parte, la questione di fondo è capire il punto di attacco migliore: chiedere nuove eccezioni per l’Italia o usare il capitale di credibilità e di sacrifici dell’Italia per spingere la Germania a fare i propri compiti a casa? Questo oggi è il punto.

Berlino viene pressata sia dagli Stati Uniti, sia dal Fondo monetario internazionale perché approfitti del basso costo del denaro per investire in infrastrutture, per aprire il mercato interno ancora protetto, per liberalizzare e ripulire le banche che sono una palla al piede per l’intera economia europea. Ecco cosa vuol dire una politica economica coordinata e agire in modo cooperativo nell’ambito dell’Unione. Tuttavia, il forcing americano non trova la stessa energia negli altri paesi europei timorosi di scontentare i tedeschi o perché hanno la coda di paglia come i francesi o perché si sentono in svantaggio come gli italiani.

Certo, la mancata crescita e il gap di competitività dell’economia giustifica la sindrome da partner minore. L’Italia questa volta si trova in una posizione migliore sul piano politico (nessun altro ha preso il 40% e Renzi può dimostrare di aver arginato l’onda populista) non su quello economico. È vero che il deficit pubblico è sotto controllo, in questo stiamo meglio di molti altri, ma il debito continua a salire, si autoalimenta per colpa della mancata crescita e dello stock elevatissimo che costringe a consumare il nuovo Pil prodotto ogni anno per pagare la montagna di interessi passivi.

Dunque, Renzi, passato con il suo veloce carro sotto l’arco di trionfo, adesso deve mostrare i primi risultati concreti. Quel che sta accadendo in Francia (la debolezza di Hollande, la vittoria di Marine Le Pen, l’incriminazione di Sarkozy) può essere un monito e sfatare l’illusione che l’antico asse Parigi-Berlino possa ancora funzionare. Tutti in Europa sono di fronte a problemi nuovi che richiedono idee nuove, anche la Germania. È una carta in più da giocare se alle parole seguono in modo conseguente i fatti.



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COMMENTI
04/07/2014 - La politica all'italiana (Moeller Martin)

Che figuraccia abbiamo fatto! All'europa servono crescita e posti di lavoro e Renzi propina un discorso vuoto e per di più infarcito di metafore e luoghi comuni da salotti chic romani. Politica all'italiana, prima le battute idiote di Berlusconi e ora i selfie di quest'altro buffone.