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SEMESTRE UE/ L'Italia perde (già) 2-0

Pubblicazione:giovedì 3 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 3 luglio 2014, 21.49

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Questa volta niente slide, solo parole. Sono tante e sono belle parole, scorrono come un fiume in piena, con un accavallarsi di metafore mitologiche e storiche, tecnologiche e alla moda. C’è la generazione Telemaco, efficace e poetica, e c’è il selfie della noia, concessione allo spiritello del tempo. C’è l’evocazione del futuro (i figli ed eredi) e il ripudio del passato (divisioni, sangue e guerre, il secolo breve s’è consumato in Europa). Insomma, c’è tutto quel che si deve nel discorso con il quale Matteo Renzi ha inaugurato il semestre di presidenza italiana, il primo dopo undici anni.

Ha fatto bene il presidente del Consiglio a non ammorbare i parlamentari con un lungo e meticoloso elenco delle cose da fare, anche se non è sfuggito al compitino perché ha distribuito una cartellina con tutti i dettagli. E ha fatto bene a volare alto, concentrando il suo discorso non sull’economia, ma sull’anima. Trovare passione e slancio per uscire dal trantran che porta l’Unione all’inevitabile implosione, è il compito principale e più difficile. Il progetto europeo, per riprendere il proprio cammino, deve recuperare una ragion d’essere cogente come nel passato. Più difficile è dire in che modo e questo Renzi non lo ha detto. Almeno non ancora.

Grande affabulatore, il capo del governo italiano ha usato al massimo la sua facoltà. In patria ha mostrato di essere un decisionista (anche se c’è ancora un fossato tra le parole e le cose, soprattutto sul terreno impervio delle riforme). Sarà in grado di esserlo anche fuori dal cortile di casa? Finora no. Naturalmente aspettiamo, ma le prime mosse compiute si sono rivelate sbagliate, se non proprio degli autogol.

Prendiamo la richiesta di rinviare di un anno il pareggio del bilancio. Sul piano tecnico il parere è negativo, su quello politico bisogna aspettare il prossimo consiglio dei ministri finanziari e la nuova commissione. Ma nessuno crede che Jean-Claude Juncker smentisca i suoi eurocrati. Dunque, un doppio no rappresenta una sconfitta netta che probabilmente poteva essere evitata. La diplomazia europea consiglia sempre di informarsi se ci sono le condizioni favorevoli prima di presentare una petizione del genere. E le condizioni non c’erano prima, né ci sono adesso.

Dal punto di vista degli equilibri parlamentari, i popolari sono i più forti grazie al peso dei democristiani tedeschi, cioè degli uomini di Angela Merkel. In conseguenza di ciò la Germania ha già fatto il pieno dei posti chiave nella struttura burocratica che guida la macchina di Bruxelles. Così stanno le cose, al di là delle parole.

Lo stesso vale per la flessibilità. Anche questa una bella parola, ma quando si va a vedere a che cosa corrisponde, cioè quando si entra nel mondo delle cose, si scopre che il rasoio di Ockman ha tagliato il filo che unisce il dire e il fare. Renzi ha lanciato la sua battaglia per rendere più flessibile per tutti l’interpretazione delle regole. Ciò ha riacceso i sospetti dei conservatori tedeschi. Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo, ha messo le mani avanti: “Dobbiamo continuare sulla linea del rigore”. Quanto al primo ministro olandese Mark Rutte ha denunciato la manovra italo-francese per ammorbidire le regole di bilancio, stoppata proprio grazie al suo intervento.


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COMMENTI
04/07/2014 - La politica all'italiana (Moeller Martin)

Che figuraccia abbiamo fatto! All'europa servono crescita e posti di lavoro e Renzi propina un discorso vuoto e per di più infarcito di metafore e luoghi comuni da salotti chic romani. Politica all'italiana, prima le battute idiote di Berlusconi e ora i selfie di quest'altro buffone.