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Economia e Finanza

ALITALIA/ Il renzismo di Lupi e i "magheggi" su Poste Italiane

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In buona sostanza, Poste Italiane può occuparsi del trasporto di persone e della vendita di titoli di viaggio. Può quindi investire in qualunque azienda del settore (non solo aeronautico ma anche navale, ferroviario, ecc.) o scegliere di costituire una società ad hoc per questo scopo. Il tutto senza violare alcuna regola. Del resto lo statuto della società è stato approvato dal suo Consiglio di amministrazione.

Le mie ricerche, però, caro direttore, non si sono fermate. Possibile che un’azienda che esiste dai tempi dell’Unità d’Italia in oltre 150 anni di vita e con tale statuto non abbia ancora una sua compagnia di trasporti ma solo una partecipazione di circa il 20% in un’azienda praticamente fallita? Che sciocco sono stato a non ricordarmi che gli articoli dello statuto che ho appena citato sono stati modificati meno di un anno fa. Guardi direttore, cliccando qui (allegato B, pagina 8) può vedere com’era lo statuto di Poste Italiane prima del novembre 2013. Vedrà che di trasporti di persone, di biglietti e di aeroplani non c’è traccia.

Come si spiega tutto questo? Semplice, il “rottamato” Governo Letta (di cui Lupi faceva parte) aveva “convinto” Poste Italiane a cambiare il proprio statuto per investire 75 milioni di euro in Alitalia. In che modo? Semplice anche questo: l’unico azionista di Poste è il ministero dell’Economia, ovvero il Governo stesso. Tutto chiaro, no? Letta, Saccomanni (Mef) e Sarmi (Poste) sono stati gli artefici di questa operazione. Ora nessuno dei tre occupa più il posto di allora. Le loro poltrone sono state prese rispettivamente da Renzi, Padoan e Caio.

E arrivato a questo punto, caro direttore, mi sono reso conto che la novità del renzismo è solo “fuffa”. Di fronte a questa palese stortura, con l’utilizzo di un’azienda pubblica quale cassaforte per attingere risorse da utilizzare a proprio piacimento, un Governo riformista avrebbe cambiato rotta, avrebbe impresso una svolta (termine tanto caro a Renzi). Invece no, siamo qui a sentirci dire che l’investimento di Poste Italiane (il cui importo, come si è appreso nelle ultime ore, sembra poter essere di 65 milioni) in Alitalia serve a cercare “sinergie utili per il proprio sviluppo”. Perché proprio Alitalia e non Meridiana, Air France, Lufthansa o qualunque altra compagnia aerea del mondo dovrebbe garantire tale sviluppo? Perché Poste italiane non investe nel trasporto marittimo? Perché non attiva una joint-venture con un tour operator e non si dedica al business delle vacanze?

Non mi aspetto delle risposte dai “manovratori” che non vogliono essere disturbati. La conclusione cui sono arrivato è che l’investimento in Alitalia serve a tutelare posti di lavoro e il mantenimento in vita di una compagnia aerea che per tanti anni ha rappresentato l’Italia nei cieli. Un modo per non vedere aumentare la disoccupazione e assistere al fallimento, visto che nessuno vuole metterci risorse, di un “simbolo” del vostro Paese. Ma è così difficile ammetterlo candidamente comportandosi come ha fatto in passato e fa tuttora il Governo francese, come si è visto nella vicenda Alstom? E perché non modificare ancora lo statuto di Poste italiane per dare sostegno ad altri settori e ad altri posti di lavoro messi seriamente in discussione dalla crisi?


COMMENTI
30/07/2014 - Un po' di responsabilità civile (Vulzio Abramo Prati)

Mi sembra che in questo momento di decisionismo esasperato l'unico, o uno dei pochissimi, manager che abbia mantenuto un po' di buonsenso sia l'ing. Caio. Sa di amministrare soldi pubblici e ne sente la responsabilità come se i soldi fossero suoi. Sa che se ci si vuole presentare in borsa deve essere tutto trasparente e gli investimenti fatti devono rispondere solo al bene dell'azienda e non ad altre logiche magari care alla politica. E' uno dei maggiori esperti mondiali di comunicazioni e investimenti e sa che comunque tantissimi Governi e aziende si contenderanno le sue competenze qualora dovesse decidere di terminare questa esperienza e questa e' la garanzia della sua indipendenza da ogni possibile condizionamento.

 
30/07/2014 - Aspettiamo e vediamo (Antonio Ferri)

Quando le cose non vanno bene non è colpa del destino cinico e baro ma dagli errori e dalla pochezza degli uomini e di errori e soprattutto pochezza degli uomini questo paese è, purtroppo, al primo posto assoluto nel mondo. Piccola annotazione; il CDA (magari sollecitato dai soci che per inciso nominano anche il CDA) propone la modifica dello statuto e l'assemblea dei soci (nel caso specifico il socio unico è il tesoro) approva o respinge la modifica. Penso che le autorità europee, magari sollecitate da altri interessi, avranno qualcosa da dire sul tema aiuti di stato e l'Italia, che in Europa conta quanto il due di briscola, avrà i suoi guai.