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ALITALIA/ Il renzismo di Lupi e i "magheggi" su Poste Italiane

Pubblicazione:mercoledì 30 luglio 2014

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Caro direttore,

non rammento di averle scritto in questi anni in cui il giornale che dirige è nato e cresciuto. Ma, vede, volevo condividere con lei e i suoi lettori alcune riflessioni sulla situazione del vostro Paese. Non con il tono da “sermone” di uno straniero che viene da un Paese che realmente non ha molto di cui vantarsi, ma da un uomo che da diverso tempo osserva l’Italia dall’interno e dall’esterno. Mi è parso in questi giorni che il renzismo, quasi come un virus che approfitta di questa estate fresca e piovosa, si sia diffuso contagiando anche i colleghi di governo del Premier. Ho avuto questa impressione leggendo l’intervista a Maurizio Lupi pubblicata sul suo giornale. Mi è sembrato che le sue parole sui sindacati e il referendum riguardante il costo del lavoro del personale Alitalia potessero essere uscite pari pari dalla bocca di Renzi.

La tesi per la quale chi si oppone ai disegni governativi è grosso modo un “visionario” o un “sovversivo” asservito ad antichi “rituali” non è più dunque “esclusiva” del presidente del Consiglio. Poco importa che il referendum sia stato promosso da tre sigle sindacali sulle sette-otto complessive. Poco importa se i lavoratori sono stati avvisati dall’azienda a urne già aperte. Poco importa se i seggi sono rimasti accessibili meno di 48 ore. Poco importa se gran parte dei lavoratori con diritto di voto erano impegnati a lavorare dall’altra parte del mondo, com’è logico che sia in una compagnia aerea. Poco importa tutto questo quando si sostiene che il referendum è valido e legittimo. Spero almeno per lei e per gli altri cittadini italiani che al momento di un altro referendum, quello già annunciato sulla riforma del Senato, si seguano ben altri criteri.

Speravo, caro direttore, che le mie riflessioni si potessero fermare qui. Tuttavia il renzismo inesorabile avanza con il suo profumo di novità. E il ministro Lupi può quindi dichiarare che Poste Italiane è un’azienda che sta sul mercato (con tutti i limiti che il suo giornale ha avuto modo di evidenziare in passato) e che può investire i suoi profitti “cercando sinergie utili per il proprio sviluppo”. In una compagnia aerea? Stentavo a credere ai miei occhi, eppure ho scoperto che il ministro non si sbaglia. Lo statuto di Poste Italiane parla chiaro. L’articolo 4 comma 1 chiarisce che la società ha per oggetto l’esercizio: “dei servizi di pacchi, corriere espresso e in generale dei servizi di logistica, nonché dei servizi di trasporto, anche aereo, di persone e cose in Italia e all’estero” (lettera c); “della distribuzione e della vendita di biglietti delle lotterie nazionali e di titoli e documenti di viaggio” (lettera f). Inoltre, il comma 3 dello stesso articolo specifica che “la società potrà compiere tutte le operazioni ritenute necessarie od utili per il conseguimento dell’oggetto sociale, e a tal fine potrà quindi, a titolo esemplificativo, compiere operazioni immobiliari, mobiliari, commerciali, industriali, finanziarie […] e di vendita di beni e servizi comunque collegati con l’oggetto sociale, nonché operazioni finalizzate all’integrazione con altri operatori attivi nella logistica e nel trasporto, ivi incluso l’aerotrasporto”.


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COMMENTI
30/07/2014 - Un po' di responsabilità civile (Vulzio Abramo Prati)

Mi sembra che in questo momento di decisionismo esasperato l'unico, o uno dei pochissimi, manager che abbia mantenuto un po' di buonsenso sia l'ing. Caio. Sa di amministrare soldi pubblici e ne sente la responsabilità come se i soldi fossero suoi. Sa che se ci si vuole presentare in borsa deve essere tutto trasparente e gli investimenti fatti devono rispondere solo al bene dell'azienda e non ad altre logiche magari care alla politica. E' uno dei maggiori esperti mondiali di comunicazioni e investimenti e sa che comunque tantissimi Governi e aziende si contenderanno le sue competenze qualora dovesse decidere di terminare questa esperienza e questa e' la garanzia della sua indipendenza da ogni possibile condizionamento.

 
30/07/2014 - Aspettiamo e vediamo (Antonio Ferri)

Quando le cose non vanno bene non è colpa del destino cinico e baro ma dagli errori e dalla pochezza degli uomini e di errori e soprattutto pochezza degli uomini questo paese è, purtroppo, al primo posto assoluto nel mondo. Piccola annotazione; il CDA (magari sollecitato dai soci che per inciso nominano anche il CDA) propone la modifica dello statuto e l'assemblea dei soci (nel caso specifico il socio unico è il tesoro) approva o respinge la modifica. Penso che le autorità europee, magari sollecitate da altri interessi, avranno qualcosa da dire sul tema aiuti di stato e l'Italia, che in Europa conta quanto il due di briscola, avrà i suoi guai.