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SCENARI/ Sapelli: Germania, un "assalto" che può portarci alla rovina

Pubblicazione:mercoledì 30 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:domenica 7 settembre 2014, 15.48

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In questi giorni, quando da ogni dove giungono sia le notizie sia i dati sull’arresto della crescita economica in Germania, non posso fare a meno di pensare al gran rumore storiografico di infima qualità che si è fatto in questi mesi in riferimento all’anniversario della Prima guerra mondiale. Potrei fare un lungo elenco di opere, soprattutto di studiosi inglesi e americani (gli europei hanno fatto poco o nulla), il cui tono generale è quello per cui la Grande guerra scoppiò per una sorta di serie di accidenti e fu dunque il frutto di quella che può essere chiamata l’irrazionalità che domina la storia. Tutti vittime, nessun colpevole, dunque. E naturalmente anche la Germania finisce per essere una vittima, cosa che fa rivoltare nella tomba una serie di interventisti democratici e, mi si permetta di ricordarlo, anche di studiosi.

Il più grande di questi è morto nel 1999. Aveva la veneranda età di 98 anni e aveva scatenato negli anni Sessanta un dibattito tanto furioso quanto serio. Si tratta di Fritz Fischer, autore di un’opera fantastica che non a caso si intitolava Assalto al potere mondiale (Griff nach der Weltmacht, 1961). La sua tesi era lineare: fin da dopo Sedan, con l’eliminazione di Bismarck, la monarchia e l’esercito, dominato dagli Junker prussiani, avevano perseguito appunto l’assalto al potere mondiale, e quindi, nella Prima guerra mondiale, esistevano i carnefici e le vittime. Come disse Rosa Luxemburg all’epoca, l’internazionale socialista fallì sui fronti di battaglia: lavoratori amatevi in pace e sgozzatevi in guerra, disse prima di essere uccisa da fanatici nazionalisti tedeschi nel ‘19. E la voce di Benedetto XV non fu udita in primo luogo dai cattolici tedeschi.

Dopo Weimar, la Wehrmacht ricostruì il suo esercito segretamente (sino a un certo punto) nelle steppe staliniane, e com’è noto, sino all’ultimo Stalin e Hitler cercarono un accordo per spartirsi prima l’Europa e poi il mondo, come testimonia il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939. Ogni volta che la Germania fu in difficoltà nella sua storia contemporanea, ossia dopo Sedan, la via d’uscita che essa cercò alla crisi fu sempre lo star da sola, rompere tutte le alleanze con le potenze democratiche, e ricercare una nuova alleanza con la potenza di turno che anch’essa sta da sola e che minaccia tutte le altre. Questa potenza un tempo era l’Urss, oggi è la Cina.


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