BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Agosto, un nuovo “attacco” all’Italia sui mercati?

InfophotoInfophoto

Ci sono poi le nostre banche. Dal rapporto mensile dell’Abi, pubblicato mercoledì, si evince che le sofferenze bancarie lorde per gli istituti italiani, nel mese di maggio, hanno raggiunto quota 168,6 miliardi di euro, in aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2013. Si tratta di circa 32,9 miliardi in più rispetto a fine maggio 2013 e anche le sofferenze nette hanno registrato un aumento, passando dai 76,8 miliardi di aprile ai 78,7 miliardi di maggio. Ma c’è un altro motivo di tensione, per ora affievolitosi dopo i tonfi di un mese fa, quando l’austriaca Erste Group Bank lanciò un profit warning legato alla previsione di una perdita netta per l’intero anno a causa di maggiori accantonamenti in Ungheria e Romania.

In Ungheria il tema era legato agli interventi del governo sui tassi applicati ai mutui retail in valuta estera, mentre in Romania c’era la necessità di ridurre più velocemente lo stock di crediti in sofferenza in vista dell’asset quality review. Nel dettaglio, Erste Group ha stimato che la perdita netta sarà tra 1,4 e 1,6 miliardi di euro, a seguito dei maggiori accantonamenti per le sue attività in Ungheria e Romania. Si alza quindi l’asticella delle rettifiche su crediti nell’area fino a 2,4 miliardi dalla precedente guidance di 1,7 miliardi di euro. Visti i futuri requisiti patrimoniali di Basilea III per le banche, Erste Bank precisò subito di non aver bisogno di raccogliere capitale aggiuntivo quest’anno per raggiungere un ratio del 10%. Precisazioni che però non rassicurarono i broker, i quali hanno downgradato a raffica il titolo.

E le banche italiane, cosa c’entrano? Dalle ultime rilevazioni risulta che Unicredit abbia circa 3 miliardi di euro di impieghi in Ungheria, lo 0,6% circa del totale del gruppo e circa 4,2 miliardi di euro di impieghi in Romania, circa lo 0,9% del totale di gruppo che, insieme, hanno generato nel primo trimestre profitti prima delle imposte per circa 32 milioni di euro. Ma c’è di più, Intesa Sanpaolo è ancora più esposta in Ungheria (3 miliardi di impieghi, vale a dire l’1% del totale), dove la situazione sembra più delicata, mentre Unicredit in Romania (4 miliardi di impieghi, l’1% del totale). Ipotizzando un incremento delle rettifiche simile a quello di Erste, Unicredit quest’anno potrebbe quindi registrare maggiori rettifiche per 320 milioni di euro e Intesa Sanpaolo per 240 milioni. Nel medio periodo, invece, per entrambe i gruppi il costo del rischio incorporato nelle stime (200 pb per Intesa Sanpaolo in Ungheria e 220 pb per Unicredit in Romania) è in linea/superiore a quanto previsto dalla nuova guidance 2015 di Erste Bank (200 pb in Ungheria e 150 pb in Romania), quindi il rischio di una contrazione è piuttosto limitato.