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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Agosto, un nuovo “attacco” all’Italia sui mercati?

Il Tesoro italiano ha scelto di cancellare le aste di titoli di Stato previste per il mese di agosto. MAURO BOTTARELLI prova a spiegare il perché di questa decisione

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Perché il Tesoro italiano ha cancellato le aste previste per il mese di agosto? Ufficialmente perché la disponibilità di cassa è sufficiente, quindi una buona notizia. Ma chiunque operi o si occupi di mercati, sa che il mese di agosto è quello preferito per gli attacchi speculativi, con governi e regolatori con la guardia abbassata per le vacanze e bassissimi volumi di scambio che consentono di mandare scossoni anche senza dover scaricare miliardi in assets. Insomma, dietro la giustificazione ufficiale e rassicurante, ci sono timori? Qualcuno sì e anche ben fondato rispetto al settore bancario.

Nel silenzio quasi generale della stampa, pochi giorni fa il presidente del Portogallo in persona, Anibal Cavaco Silva, ha dovuto dire chiaro e tondo che i due fallimenti di Esi e RioForte, cassaforte e holding del gruppo bancario Espirito Santo alle prese con una grave crisi finanziaria e di liquidità, «devono portarci a pensare che non possiamo più ignorare la possibilità che ci saranno impatti sull’economia reale». E se fosse necessario tamponare quel possibile “impatto” sull’economia reale, ovvero ricapitalizzare qualche banca? In quanto sarà quantificabile quell’impatto, visto che si è già contagiato due holding - ora in amministrazione controllata, una delle quali non ha rimborsato un’obbligazione subordinata - e di fatto Telecom Portugal a causa del mancato rimborso del prestito da 1 miliardo di euro?

Inoltre, dopo la multa da 9 miliardi di dollari comminata poche settimane fa dalle autorità Usa al gigante bancario francese Bnp Paribas, l’altro giorno il Wall Street Journal rendeva noto al mondo con una flemma invidiabile che «le operazioni statunitensi di Deutsche Bank hanno sofferto una serie di seri problemi, incluso operazioni di reporting finanziario non accurate, auditing e supervisione inadeguati e sistemi tecnologici deboli». Capite che avendo Deutsche Bank un’esposizione totale ai derivati che ammonta a 55 triliardi di euro (circa 75 di dollari), qui si rischia di scherzare col fuoco: parliamo di numeri, prima del netting, pari a 5 volte il Pil europeo e più o meno pari al Pil mondiale. Di più, l’auditor esterno Kpmg - lo stesso che un mese fa circa aveva messo in guardia da conti e governance proprio di Banco Espirito Santo - ha inoltre riscontrato «mancanze nel modo in cui i rami operativi della banca negli Usa hanno riportato i dati finanziari nel 2013». Proprio quelli che fecero scoprire al mondo la messe di derivati in pancia alla banca tedesca: erano forse fabbricati ad arte? Oppure gli Usa stanno giocando molto duro in vista del redde rationem sul caso Russia?