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Economia e Finanza

ALITALIA/ Sea, low cost e gli altri mali italiani

Ci sono almeno cinque chiari esempi, spiega DARIO BALOTTA, che mostrano come il trasporto aereo italiano sia in forte sofferenza, al di là della vicenda Alitalia

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Ecco le vicende che hanno, e stanno, affossando un settore, quello del trasporto aereo, che da ogni parte del mondo genera ricchezza. Occupazione e profitti, infatti, sono sostenuti dal mercato, anche se ciclico, e non da sussidi pubblici di ogni tipo e colore come sta avvenendo nel nostro Paese. È dall’analisi di cinque situazioni che si può capire la crisi del trasporto aereo.

1) La privatizzazione di Alitalia del 2008 a opera dei “capitani coraggiosi” è stata fallimentare. Nonostante gli alti costi sostenuti dallo Stato, oggi ci troviamo punto e a capo. In questi sei anni Alitalia/Cai privata ha perso centinaia di milioni l’anno più di quanto perdeva quando era in mano allo Stato e ha perso quote di mercato attestandosi a un misero 17%, ecco perché non è strategica. Ora la soluzione rilancio con Etihad dovrebbe passare di nuovo da robuste iniezioni di capitale pubblico sia sul fronte finanziario che con l’estensione degli ammortizzatori sociali.

2) La multa di 360 milioni dell’Ue alla Sea, società controllata dal Comune di Milano, per le reiterate ricapitalizzazioni, dal 2002 al 2010, servite a stampellare la fallimentare gestione (monopolista) della sua controllata Sea handling. Questa gestione è riuscita anche ha vanificare il grande investimento (oltre 3 miliardi di euro) pubblico di Malpensa 2000.

3) Gli aeroporti italiani trasferiscono ai vettori low cost. Ryanair è il maggior beneficiario, oltre 150 milioni di euro l’anno sottoforma di sostegni co-marketing, un contributo a passeggero in partenza che va da 5 euro ai 17 euro, per “legare” le compagnie al proprio aeroporto.

4) L’uso sconsiderato degli ammortizzatori sociali nel settore, sia per durata della cassa integrazione che per il trattamento economico “strabiliante”, 4-7 volte i 900 euro dei normali cassaintegrati a piloti e assistenti di volo. Oltre alla magnanima presenza dell’Inps, il settore gode del beneficio di una legge che aggiunge, oltre alle già numerose tasse d’imbarco, anche quella di 3 euro a passeggero in partenza per alimentare un meccanismo di ammortizzatori sociali iniquo. Il fondo speciale del trasporto aereo è un’anomalia e risulta essere iniquo sia rispetto agli altri comparti (che usufruiscono di minori risorse), sia rispetto a chi non ha nessuna protezione.