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SPY FIAT/ L’Opa che può regalare a Volkswagen un “sogno”

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Dalla vecchia Fox alla nuova Up, ogni tentativo di fare concorrenza alla 500 o alla Panda è fallito e questo debacle non li rende certo felici. In Brasile l’unione dei due gruppi porterebbe a un gigante capace di avere oltre il 50% del mercato e finirebbe la guerra dei prezzi innescata dalla contrazione recente del mercato. Il Gruppo Volkswagen con Fiat Chrysler sarebbe, poi, di gran lunga, il più grande al mondo con quasi 15 milioni di veicoli venduti, almeno 4 milioni in più rispetto al secondo. Sarebbe presente, in forze, dovunque e in ogni mercato e ogni segmento sarebbe un assoluto protagonista.

Il gruppo avrebbe la bellezza di 24 marchi, se li abbiamo contati bene: Bentley, Bugatti, Lamborghini e Ferrari per le dream car, Maserati e Porsche per le top car, Alfa Romeo e Audi per le premium, Abarth e Srt per le sportive, Jeep per i fuoristrada, Dodge, Chrysler e Volkswagen per le medie, Seat, Skoda, Lancia e Fiat per i segmenti più bassi, Fiat Professional, Ram e Volkswagen Veicoli commerciali per i furgoncini, Scania e Man per i camion e Ducati per le moto. È già un’impresa ricordarseli, figurarsi gestirli, ed è questa l’unica vera controindicazione a un’Offerta pubblica d’acquisto: la complessità di coordinare un paio di centinaia di fabbriche, 700-800 mila dipendenti, quasi un centinaio di centri ricerca e un mercato mondiale che deve essere, per forza, affrontato con strategie locali.

I soldi, invece, non sarebbero un problema: in questi giorni Fiat ha in Borsa una capitalizzazione, ovvero un valore complessivo delle azioni, che, per pura coincidenza, è quasi pari all’utile netto registrato lo scorso anno dal Gruppo Volkswagen. Come dire che basterebbe ai tedeschi non distribuire dividendi e non mettere a riserva denaro per un anno per comprarsi la neonata Fiat Chrysler che in questo momento vale più o meno quando valeva Porsche quando è stata comprata lo scorso anno da Wolfsburg. Anche ammettendo per assurdo un premio del 50% sul prezzo di Borsa, il valore di Fiat Chrysler non supererebbe i 15 miliardi di euro, ovvero un terzo della liquidità che ha in cassa il Gruppo tedesco che nei prossimi cinque anni prevede di investirne 84 solo per sviluppare nuovi modelli tecnologi e impianti produttivi.

Gli impianti di Chrysler negli Stati Uniti sono quasi nuovi, come quello di Pomigliano, quello in Serbia e quello di Grugliasco. La gamma che offre Fca non è nuovissima, ma in alcuni settori, come il metano, ha tecnologie d’avanguardia. Che vengono via per poco.

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