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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Da Shangai una sfida a dollaro e Usa

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Quanto sta accadendo, poi, getta un’altra luce di interpretazione anche dietro alla vicenda di cui vi ho più volte parlato riguardo alla detenzione di debito Usa da parte del Belgio, ovvero l’utilizzo da parte di qualche istituzione finanziaria o Stato del Belgio come proxy off-shore per acquistare e detenere Treasuries: qualcuno sapeva in anticipo delle mosse dei Brics e della crisi ucraina e fin da ottobre ha creato un cuscinetto contro potenziali svendite “politiche” di debito Usa che mandassero i rendimenti e l’azione della Fed in tilt? Chi, la Fed stessa? La Bce in un tacito accordo di mutua assistenza o per ripagare le riserve in eccesso della Federal Reserve finite alle filiali Usa di banche europee? Chi può dirlo, l’unica certezza è che viviamo tempi molto pericolosi, tempi nei quali gli interessi in campo sono tali da giustificare l’utilizzo di qualsiasi mezzo. Magari mandando segnali chiari: il vertice dei Brics per l’istituzione della loro banca è fissato per il 15 luglio, due giorno dopo la finale dei mondiali. E se per puro caso il Brasile non arrivasse alla finale o peggio la perdesse, scatenando disordini in tutto il Paese e quindi facendo rimandare per motivi di sicurezza e instabilità finanziaria il vertice a dopo l’estate? Magari quando la crisi ucraina e dell’economia russa avrà preso una piega non più gestibile con mezzi ordinari ma soltanto con la presa d’atto di un scontro frontale, con coté di Medio Oriente in fiamme?

Lo so, mi ritenete solo un complottista, ma vi faccio sommessamente notare una cosa: ieri vi ho parlato della situazione russa e del rischio che il crollo del prezzo del petrolio possa diventare il tallone d’Achille della stabilità economica di Mosca. Bene, due giorni fa, il prezzo del petrolio è sceso in un giorno ai minimi da tre settimane su voci - e dico voci - di un ripristino dell’export libico dopo le turbolenze delle ultime settimane.

I ribelli, infatti, avrebbero fatto sapere che come gesto di supporto al nuovo Parlamento sarebbero pronti a far riaprire i terminal petroliferi di Es Sider e Ras Lanuf, i quali da soli gestiscono la metà di tutto l’export del Paese: e chi fiancheggia quei ribelli? E chi ha fatto giungere quella voce alla Reuters, facendo precipitare sulla base di un mero rumors da parte di guerriglieri o terroristi il prezzo del petrolio attorno ai 111 dollari al barile da oltre 115,5 in un solo giorno? Un segnale molto chiaro e simbolico, visto che 115 dollari al barile è proprio il livello di break-even fiscale necessario alla Russia per non intaccare la stabilità della bilancia dei conti pubblici. Abbiamo tempi pericolosi davanti a noi.

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