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FINANZA/ La flessibilità di Renzi "regala" altre tasse agli italiani

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In sintesi, l’Ue aveva detto no perché c’era “una curva di discesa del debito pubblico ancora troppo lenta”. E ora per accelerarla basta usare gli euro union bond proposti da Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, “cioè la mutualizzazione del debito”. Doppia vittoria a questo punto! Non solo Renzi ha rottamato la rigidità dei parametri di Maastricht, ma ha persino fatto ingoiare ai paesi del nord Europa gli eurobond che respingono continuamente da quasi sei anni!

Ci sarebbe stato da festeggiare, se non fossero arrivate prontamente dichiarazioni che hanno smentito Delrio. Non conteggiare nel deficit investimenti e i fondi cofinanziati? “Non si è ancora discusso in sede europea di misure specifiche”. Verranno utilizzati gli euro union bond? “È una questione complessa, con quel nome si possono indicare molte cose, che meritano una riflessione. Ma si tratta di una questione che non è all’ordine del giorno”.

Ohibò, ma chi sarà questo “guastafeste”? Un altro membro del governo olandese o tedesco? Niente affatto, quelle sopra sono le parole del ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, tratte da un’intervista a Il Sole 24 Ore pubblicata il giorno dopo quella di Delrio sul Corriere. Il che ci lascia supporre che l’esecutivo italiano si muova in ordine sparso. Ma ancora una volta vien da chiedersi: di che flessibilità stiamo parlando? Inutile domandarlo al Premier, che dopo Ulisse e Telemaco potrebbe intrattenerci con un discorso su Dante Alighieri, che da buon fiorentino ama spesso citare.

L’impressione è che tutto questo bailamme, con tanto di membri del governo che si smentiscono tra di loro, serva a nascondere qualcosa. Un’impressione rafforzata dal fatto che più che incassare un sì alla flessibilità, Renzi a Bruxelles il 27 giugno ha portato a casa un secco no, passato sotto silenzio mediatico in patria. Infatti, è stata respinta la richiesta di spostare il pareggio di bilancio dal 2015 al 2016, contenuta nel Documento di economia e finanza 2014. Non si tratta di un no definitivo, ma di certo è preoccupante per gli italiani, e per questo è stato taciuto.

Perché gli italiani dovrebbero preoccuparsi? Padoan, sempre nell’intervista al Sole, ha negato la necessità di una manovra correttiva. Eppure i presupposti ci sono tutti. Se salta il differimento del pareggio di bilancio, come farà il Governo a far quadrare i conti? Certo, può darsi che in quel di Bruxelles Renzi abbia avuto, in cambio del suo voto, delle garanzie da Jean-Claude Juncker sul fatto che il no si trasformerà presto in sì. Ma anche se così fosse, l’esecutivo, come faceva giustamente notare Fabrizio Forquet a Padoan, ha “costruito tutte le previsioni sui conti pubblici sulla stima di un Pil allo 0,8%”. Ma ormai nessuno crede più che tale obiettivo sarà raggiunto quest’anno. Inoltre, Renzi e i suoi ministri si sono impegnati, attraverso la legge di stabilità di ottobre, a stabilizzare il bonus da 80 euro in busta paga, ad ampliarne la platea dei beneficiari e a reperire una parte dei fondi necessari al sesto provvedimento di salvaguardia degli esodati.