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SPY FINANZA/ Le "bugie" delle banche portate a galla da Erste Bank

Pubblicazione:lunedì 7 luglio 2014

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Ipotizzando un incremento delle rettifiche simile a quello di Erste, Unicredit quest’anno potrebbe quindi registrare maggiori rettifiche per 320 milioni di euro e Intesa Sanpaolo per 240 milioni. Nel medio periodo, invece, per entrambe i gruppi il costo del rischio incorporato nelle stime (200 pb per Intesa Sanpaolo in Ungheria e 220 pb per Unicredit in Romania) è in linea/superiore a quanto previsto dalla nuova guidance 2015 di Erste Bank (200 pb in Ungheria e 150 pb in Romania), quindi il rischio di una contrazione è piuttosto limitato.

Perché allora quel calo così netto a Piazza Affari? Bnp Paribas, con 9 miliardi di multa da pagare alle autorità finanziarie Usa, ha dovuto soltanto dire al mercato di essere sufficientemente patrimonializzata per andare incontro alla perdita per salire del 3% in Borsa, cosa accade quindi alle banche italiane? Succede quello che nessuno vuole ammettere, soprattutto con gli stress test alle porte: ovvero che il problema maggiore del sistema finanziario europeo sono i 2 triliardi di bad debt che languono nei bilanci delle banche del Vecchio Continente, stando a stime del Fmi.

Insomma, per evitare di schiantare il continente intero e l’euro, l’unica via è quella che prevede un continuo roll over da parte delle banche sul bad debt ma questo cosa impone? La creazione di un’epica bolla di debito che porta i gestori dei soldi altrui, ovvero i vostri, a fare cose idiote come acquistare debito spagnolo a dieci anni al tasso del 2,75%. Ecco perché la Bank of Japan ha fatto partire la cosiddetta “Abenomics” ed ecco perché anche Draghi ha aperto ad acquisti obbligazionari: occorre mandare in reflazione la bolla del credito, altrimenti le banche europee - italiane e spagnole in testa - dovranno affrontare la realtà, ovvero fare i conti con triliardi di bad debt.

Peccato che a volte succedano imprevisti, come ad esempio gli interventi del governo ungherese sui tassi applicati ai mutui retail in valuta estera e quindi anche le banche più sane, come Erste Bank appunto, principale istituto di un Paese con rating altissimo e terzo operatore nell’Europa dell’Est dopo Unicredit e Raiffeisen, debba ammettere di aver sbagliato le proprie previsioni sul quantitativo di bad loans - sofferenze - nel proprio bilancio, facendole così salire di colpo del 40% e portando alla luce del mercato una perdita da 2,2 miliardi di dollari, ovvio detonatore di writedowns a catena. Ecco, graficizzata a fondo pagina, la reazione degli azionisti a una prima dose di verità dopo quantitativi da diabete di caramelle piene di bugie: un tonfo. Sono bastate due mosse di due governi, ovvero l’obbligo di rifondere ai clienti i tassi giudicati eccessivi e unfair sui prestiti da parte del governo ungherese e l’obbligo di riduzione più rapida del bad debt imposto dalla Banca centrale romena, per mandare a zampe all’aria un sanissimo colosso bancario come Erste Bank e inviare tetri scossoni sul comparto bancario italiano.

Insomma, è bastato che due governi chiedessero alle banche di comportarsi bene e secondo le regole - facendo cioè pagare il giusto ai clienti sui prestiti e tenendo i bilanci puliti - perché l’intero castello vacillasse: quindi, significa forse che se dovessero operare secondo le regole tutti gli istituti bancari del Vecchio Continente sparirebbero o verrebbero sommersi dalle perdite? Sì. Complimenti, davvero confortante la lezione che ci arriva dall’Austria. Come mai né la Bce, né l’Eba hanno mai sentito il bisogno di chiedere ciò che hanno chiesto i governi ungherese e romeno? Forse perché altrimenti il sistema si sarebbe rivelato agli occhi del grande pubblico per quello che è, ovvero un casinò dedito all’investment banking e nient’altro?

 


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COMMENTI
07/07/2014 - Prestiti e perdite (Renato Mazzieri)

Creare denaro dal nulla (così fanno le banche) facendo prestiti con interesse fa guadagnare ma se i prestiti non sono rimborsati fa perdere interesse e capitale prestato. E, prima o poi, è la fine.