BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Il "golpe" dei trattati che ha ucciso euro e Ue

Pubblicazione:martedì 8 luglio 2014

Infophoto Infophoto

Ma perché dopo 15 anni di disastrose applicazioni di quel principio del Psc si continua a occultare l’evidenza? Perché non riconoscere l’errore e dunque proporre un’uscita di sicurezza valida e legale, cioè la cancellazione per nullità del regolamento 1466/97 e dei suoi successivi derivati legali extra-Trattati? Ciò non significa, come vorrebbe qualcuno, l’uscita dall’euro o peggio, come i referendari che propongono abrogazioni parziali dei testi. Significa, invece, ritornare all’euro che non è mai nato, cioè quello previsto nel Teu. Questo sì che sarebbe coraggio politico. Questo sì che sarebbe il modo di far sparire il selfie della noia. Giocare solo con le suggestioni, caro Renzi, è insufficiente e rischia di trasformarsi in un boomerang sociale e politico.

La risposta è squisitamente politica. In questi ultimi 15 anni il continente europeo è stato devastato dall’abbattimento delle strutture democratiche di governo a favore del governo dei tecnocrati. Una situazione davvero imbarazzante per un’Ue che si propone finanche di avere un’azione esterna per promuovere i diritti, la democrazia e la pace. Che discrepanza con la realtà stessa dell’Ue!

La situazione che oggi viviamo in Europa è ingestibile e irriformabile. Caro Renzi, non è con qualche parolina nel testo del programma di Juncker che si otterrà qualcosa. Non è neppure scannandosi per piazzare i nostri nella prossima tornata di nomine che l’Ue cambierà. L’“antico” professore suggerisce che è arrivato il momento di fare piazza pulita. Si deve rapidamente sostituire tutti coloro che hanno operato nel passato perché hanno occhi foderati dalle antiche esperienze. Tenderebbero a difendere le passate condotte, per ragioni di principio e/o per tutelare posizioni acquisite. Prima sgombereranno il campo, meglio sarà. Aver accettato Juncker, ma anche vedere che il Parlamento europeo ha riconfermato moltissimi brontosauri dell’emiciclo, non è di buon auspicio.

Il Psc (reg. 1466/97 e successivi) ha eliminato la concorrenza tra soggetti omogenei e l’ha sostituita con assegnazione autoritaria di compiti. Ha colpito al “cuore” lo straordinario progetto che i paesi fondatori erano riusciti a mettere a punto e che, dopo quattro decenni e un percorso comportante sacrifici anche elevati, stava per realizzarsi. Qui deve scendere in campo la “generazione Telemaco” non con belle retoriche ma con una determinazione ferocemente politica di smetterla con l’europeismo post-guerra. Ben venga anche la frattura annunciata dal gruppo S&D di non votare Juncker. Non fatevi ammaliare dal vecchiume, andate avanti senza timore.

È il tempo per una nuova Europa, un’Europa politica. L’alternativa è l’inesorabile disgregazione dell’Ue ma anche dei suoi Stati e delle sue società.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.