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SPY FINANZA/ Negli Usa cova una Lehman "al cubo"

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Ma cos’è il mercato repo? Provo a spiegarvelo nel modo più semplice. In un tipico esempio di operazione repo, un dealer che necessita di denaro a breve termine di solito prende in prestito denaro da un altro dealer, quasi sempre un hedge fund o un money-market fund, utilizzando Treasuries, ovvero titoli di debito Usa, come collaterale. Colui che presta denaro, a sua volta, può utilizzare quei Treasuries per completare altri trades, ad esempio chiudere posizioni ribassiste - short - che impongono la consegna di obbligazioni.

Cosa ci segnala una crisi? I tassi negativi. Ovvero, quando c’è talmente tanta domanda per certi Treasuries o mancanza di offerta degli stessi da portare chi presta denaro a pagare un interesse a chi garantisce il collaterale - ovvero i bonds - pur di ottenerlo. A oggi, il tasso è in negativo del 3%. E, infatti, sempre più accordi repo falliscono o vanno incompleti, sia per la difficoltà di reperire e offrire Treasuries come collaterale, sia per il costo che questo comporta nel mercato attuale. Quest’anno, i fallimenti hanno toccato la media settimanale di 65,6 miliardi di dollari, con un massimo toccato nella settimana conclusasi il 18 giugno di 197,6 miliardi di dollari, dati Fed, mentre i trades incompleti hanno toccato la media di 51,6 miliardi nel 2013 e 28,8 nel 2012.

E quanto sta accadendo, paradossalmente, non ci dice quanto le cose stiano andando male oggi, bensì quanto potranno davvero andare male quando ci sarà stringente bisogno di liquidità. Basti pensare che il mese scorso, il bond al 2,5% in scadenza a maggio 2014 ha raggiunto un tasso repo negativo del 3% nel giorni che hanno preceduto l’asta da 21 miliardi di Treasuries dell’11 giugno, destinata a finanziare operazioni governative. La cosa ulteriormente preoccupante è che questi segnali di disfunzionalità delle operazioni repo stanno arrivando in un momento molto delicato per i mercato, con la Fed che sta ritirando le sue manovre di stimolo e con i futures che ci dicono come i traders comincino a scontare un aumento dei tassi da parte della banca centrale Usa già per la metà del 2015: la stessa Goldman Sachs ha rivisto le sue previsioni, parlando chiaramente di aumento dei tassi d’interesse nel terzo trimestre del 2015 e non nel primo del 2016, spedendo immediatamente il rendimento del Treasury a 5 anni all’1,76%, su di due punti base.

Cosa deve far paura? Sostanzialmente il fatto che i dealers non abbiano la capacità necessaria per affrontare un aumento dei volumi o della volatilità, visto che stando a dati della Securities industry and financial markets association il volume di trading medio giornaliero per i Treasuries è sceso a 504 miliardi di dollari quest’anno contro i 570 miliardi del 2007: l’indice Move di Bank of America-Merrill Lynch, un indicatore delle variazioni dei redimenti obbligazionari basato sulla volatilità delle opzioni over-the-conuter dei Treasuries che vanno a maturazione da due a trent’anni dopo, ha raggiunto quota 52,7% il 30 giugno, un minimo storico.