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SPY FINANZA/ Negli Usa cova una Lehman "al cubo"

Pubblicazione:martedì 8 luglio 2014

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Potrei anche sbagliarmi, ma temo che siamo arrivati al punto di svolta. A dimostrarlo, almeno per quanto riguarda l’Europa, ci pensa il grafico a fondo pagina: da quando Mario Draghi ha reso note le mosse che la Bce intende compiere per combattere la deflazione e la mancata trasmissione di credito verso le piccole e medie imprese nella cosiddetta “periferia” dell’eurozona, il comparto bancario europeo è collassato ai minimi da un anno rispetto al settore a livello globale. Il perché è presto detto: nelle intenzioni - e ripeto, intenzioni - della Bce c’è il fatto che il denaro delle due nuove aste di rifinanziamento non potrà essere utilizzato per comprare debito pubblico, quindi gli istituti di credito europei - che sul carry trade obbligazionario sovrano ci campano da almeno due anni - stanno cominciando a capire che se anche un solo grande soggetto sul mercato dovesse cominciare a scaricare quel debito, l’intera mostruosità illiquida venutasi a creare crollerebbe sotto il suo stesso peso.

E come lo hanno capito le banche, lo hanno capito anche gli investitori, i quali stanno cominciando non solo a scappare dal comparto bancario europeo ma anche dal mercato obbligazionario, visto che la ricerca del rendimento non è più così favorevole a livello di spread, ma, soprattutto, il gioco si è fatto troppo pericoloso e non vale più la candela. Certo, qualche pazzo che ancora avrà voglia di prendere al volo il coltello che cade dal tavolo ci sarà sempre - lo dimostra l’asta denominata in dollari di debito portoghese andata stra-esaurita la scorsa settimana - ma come dice Ian Richards di Bnp Paribas, «la prospettiva di un supporto materiale alla creazione di credito e di migliori previsioni delle entrate nel settore bancario è ulteriormente scesa dalla linea di mercato che speravamo». E, per quanto possa apparire folle, questo non è il segnale più preoccupante che il settore bancario mondiale ci invia.

Nella calma apparente del mercato obbligazionario sovrano Usa, infatti, sta emergendo sempre più chiaro un sinistro rimando al 2008. Gli acquisti con il badile della Federal Reserve, combinati con la necessità da parte delle banche di andare incontro a necessità regolatorie sempre più stringenti, sta infatti rendendo molto più complicato per i traders prendere e dare in prestito alcune securities sul mercato quotidiano da 1,6 triliardi di dollari dei cosiddetti repurchase agreements: la situazione è tale che il numero di fallimento nelle operazioni repo ha raggiunto in questi giorni il massimo da quando è iniziata la crisi.

E non pensate che sia qualcosa di tecnico e arzigogolato, il mercato repo è quello su cui si basano le principali banche di Wall Street per andare incontro alle loro necessità di finanziamento quotidiano: bene, la follia delle banche centrali sta letteralmente devastando questo mercato. E non lo dico io, lo ha dichiarato a Bloomberg l’analista sui tassi di interesse di Nomura Holding a New York, Stanley Sun, a detta del quale «siamo nel pieno di una piccola tempesta perfetta qui». Tanto per capirci, la disfunzionalità del mercato repo è stata la ragione del collasso di Bear Stearns nel 2008, poi cannibalizzata da JP Morgan Chase e del fallimento di Lehman Brothers.

 


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