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IL CASO/ Saladino: noi meridionali abbiamo indebolito il Sud

Pubblicazione:venerdì 1 agosto 2014

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Già prima della crisi, e lo abbiamo sostenuto per anni, c’erano dati che dimostravano come in quasi mezzo secolo di interventi straordinari il Pil reale fosse cresciuto solo a livelli infinitesimali. I fondi straordinari, le sovvenzioni comunitarie, sono spesso servite, come dicevo prima, più a far crescere il fatturato di aziende del Nord e straniere che non a sviluppare i sistemi produttivi del Sud. Questa situazione è stata inoltre aggravata dai ritardi e dalle incapacità della spesa, bloccata spesso dalle invidie reciproche tra potentati locali, con logiche del tipo: “Se questa cosa deve farla il mio rivale o il mio vicino anziché io, è meglio che non si faccia proprio”.

 

Spesso come causa del mancato sviluppo del Sud si indica il ruolo frenante della ‘ndrangheta, della mafia e della camorra….

È indubbio il ruolo della criminalità organizzata è devastante. Il potere non poteva inventarsi un controllo migliore del territorio: gestendo il bisogno si custodisce il deserto. Anche a Tokio a New York o a Londra c'è la mafia, ma nel contempo ci sono potentati economici che non si fanno pestare i piedi! E ci sono istituzioni credibili. I poteri si equilibrano per cui è possibile fare sviluppo. Da noi, invece, la criminalità non ha rivali!

 

Negli anni passati c’è stato il vescovo di una diocesi calabrese intervenuto direttamente con iniziative per creare lavoro: monsignor Bregantini, oggi che è in Molise e non più nella locride è Presidente della commissione della Cei per il lavoro… La Chiesa e il mondo cattolico in genere devono essere concentrate sull’evitare gli “inchini” nelle processioni o possono svolgere anche un’azione diversa, in senso educativo, orientata allo sviluppo?

Che nelle processioni ci fossero elementi di neo paganesimo era evidente già negli anni ’50. Ci fu un caso clamoroso nella Diocesi di Nicastro dove il Vescovo vietò la processione di S. Antonio, considerata da tutti come la manifestazione di popolo più importante della città. Ci furono manifestazioni violente con feriti e arresti, ma il vescovo tenne duro e  la processione fu profondamente rivista. Mons Bregantini con la sua cultura trentina ha sfidato l'ambiente; ma le resistenze sono state notevoli e ha corso seri rischi e subito grosse incomprensioni!

 

Cosa può - e deve - fare il Sud per ripartire?

Proprio con mons Bregantini ne abbiamo più volte discusso. Lui voleva far sorgere  la CdO a Locri. Io gli dicevo che il problema non era fare la CdO ma convertire il cuore e la mente dei ragazzi che a lui volevano bene. Del resto anche io ho sbagliato quando mi sono fatto prendere dall'ansia del progetto, della riuscita. Al Sud serve un lavoro educativo, paziente, un restauro dell'umano. Abbiamo a che fare con un danno antropologico di tipo ambientale: “Qui non si può altrove è possibile”. Ciò aiuta a capire perché i migliori professionisti non solo al Nord Italia ma nel mondo sono spesso meridionali.

 

(Sabatino Savaglio)



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COMMENTI
01/08/2014 - Riflessioni davvero sentite (Giuseppe Crippa)

Da questa bella intervista traggo l’impressione che Saladino viva le problematiche del sud con una intensità superiore a quella di alcuni professori suoi conterranei fortunatamente per loro garantiti nell’impiego dalle università statali. Per questo mi auguro di leggerlo più spesso.