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Economia e Finanza

SPILLO/ Così gli italiani aiutano le svendite di Stato

L’Italia è in recessione e le cose potrebbero peggiorare ancora. Tra i cittadini, spiega GIANLUIGI LONGHI, sembra però regnare un individualismo estremamente dannoso

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I dati sono dati, il Pil nel secondo trimestre è calato: -0,2%. Il terzo trimestre sarà peggio: mal tempo, esondazioni e nubifragi hanno messo in ginocchio turismo, agricoltura, nel periodo dell’anno di maggior fatturato a loro vocato, l’industria segue a ruota. Sono pessimista? Non credo. Mercoledì 23 luglio sono entrato in autostrada a Cattolica, direzione sud, ore 10. Alla velocità di crociera dei 130 km orari ho superato fino ad Ancona Nord soltanto 57 camion, anche quelli sotto i 35 quintali. Le merci non viaggiano verso sud, nessuno acquista. Il ritorno è stato un remake dell’andata, questa volta ho iniziato a contare da Cattolica direzione nord fino a Faenza, autostrada a tre corsie, un deserto. Ho superato in un’ora 103 camion.

Ancora, nuove nubi all’orizzonte dal tam tam mediatico: conflitti in Medio Oriente e coste mediterranee, Ucraina; arriva adesso anche l’ebola per allarmare il residuo ottimismo. Sic stantibus rebus non può che andare peggio a livello mondiale e con effetto amplificato per il nostro Paese. Tutti al governo negano la manovra di autunno, ma le casse dello Stato saranno vuote ed emergerà il problema. Che fare dunque?

La coscienza rende tutti codardi, recitava Amleto nel suo famoso monologo, nessuno avanza soluzioni strategiche se non manovre di tamponamento, svendendo per l’ennesima volta l’argenteria di famiglia, ma oramai nel cassetto c’è solo con il servizio della frutta. E vendere l’argenteria non è la soluzione, non migliora nel lungo periodo il tessuto industriale, né quello sociale e, soprattutto, non risolve il problema del debito pubblico.

I fautori del liberismo applaudono, il mercato globale obbliga gli attori ad aprirsi al mondo, ma la realtà è amara e la nostra industria abbandonata dalla politica è sempre più in affanno. Le (s)vendite di Stato - e mi riferisco ad Alitalia - sono condizionate a piani draconiani di riduzione del personale, sempre a carico della collettività, del contribuente. Le zone industriali dei distretti produttivi sono oramai cimiteri di opifici industriali, regolarmente offerti alle aste fallimentari ed esecutive non trovano acquirenti, con una continua riduzione del loro valore e, conseguentemente, di ulteriori accantonamenti per perdite sui crediti delle banche creditrici. In tutto questo, le classi corporative, dipendenti pubblici e parastato in prima fila - notizie di questi giorni del malumore dei dipendenti della Camera, barbiere compreso, o gli eletti della Regione Siciliana - continuano a non vedere, difendono il loro particolare orticello, come il Candido di Voltaire, ma non per vivere umilmente, anzi.